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Martedì, 4 Ottobre 2022
Cronaca Marcianise

Amante del boss uccisa, chiesto il processo per Belforte e la moglie

Nell'inchiesta sono indagati per l'omicidio Piccirillo anche Antonio Bruno e Antonio Della Ventura

Uccisa perché avrebbe avuto una relazione col boss ‘Mimì mazzacane’, il marcianisano Domenico Belforte. E’ questa la motivazione che ha spinto lo stesso capoclan e la moglie, Maria Buttone, a ordinare l’omicidio di Angela Gentile, il cui corpo non è mai stato ritrovato.

IL RUOLO DI MARIA BUTTONE

Belforte e la moglie, come riporta ‘Cronache di Caserta’, sono accusati di omicidio come mandanti dell’assassino di Angela, mentre la Dda non è stata in grado di identificare gli autori dell’omicidio. La procura antimafia ha chiesto quindi il rinvio a giudizio per i coniugi, mettendo in risalto soprattutto la figura di Maria Buttone. Secondo i magistrati la donna, 59 anni, non era una semplice aderente al clan, ma lo ha “diretto e promosso” dal 29 aprile 2016 al novembre 2017.

LE ESTORSIONI

Nella stessa inchiesta rischia il processo anche Alessandra Golino, 32enne convivente di Salvatore Belforte, figlio di Domenico. Insieme alla Buttone avrebbe obbligato due imprenditori a pagare il pizzo, circa 8mila euro, in occasione del Natale del 2016. Una seconda estorsione da mille euro sarebbe avvenuta ai danni di una agenzia di pompe funebri.

L’OMICIDIO PICCIRILLO

Le indagini del pm Landoldi si sono concentrate anche su un secondo omicidio irrisolto, quello del netturbino Antonio Piccirillo, ucciso nel marzo 1996 per una disputa sulle affissioni elettorali a Caserta. Secondo la Dda, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio, ad ammazzarlo sarebbero stati Antonio Bruno e Antonio Della Ventura. L’udienza preliminare per i 5 imputati si terrà a giugno.

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