Salvata dal carcere per l'omicidio del bidello non ottiene il risarcimento

Ha trascorso 3 anni e mezzo agli arresti, ma la svolta giudiziaria dopo la condanna in primo grado non è bastata per convincere i giudici della Cassazione

Bartolomeo Gasparrino fu ucciso nella sua abitazione

Ha trascorso tre anni e mezzo in carcere con l’accusa di aver partecipato all’organizzazione di una rapina in casa che si concluse con l’omicidio della vittima, un bidello di 50 anni, Bartolomeo Gasparrino, assassinato barbaramente nella sua abitazione di Vairano Patenora.

Ma dopo un lungo iter giudiziario Nicoleta Stefan, oggi 51enne, è riuscita a vedersi annullata la condanna a 12 anni di carcere che le era stata inflitta in primo grado. Ma questo non è bastato per vedersi corrispondere un indennizzo per l’ingiusta detenzione. Dopo la Corte d’Appello di Napoli anche la Corte di Cassazione ha infatti respinto la “richiesta di riparazione” presentata dalla donna romena che è stata assolta “per non aver commesso il fatto” dalle accuse di rapina aggravata, sequestro di persona ed omicidio. 

A pesare, stando a quanto si legge nelle motivazioni dei giudici romani, è stato soprattutto il “primo atteggiamento” della donna che, nei giorni immediatamente successivi all’omicidio, tenne un comportamento “non lineare” nei confronti degli inquirenti che la interrogarono, mentendo sulla sua presenza a Vairano Patenora la sera dell’omicidio, concordando una falsa versione col compagno (l’auto era sottoposta ad intercettazione) ed allontanandosi frettolosamente dalla provincia di Caserta dopo i fatti, trasferendosi in Sicilia mentre il compagno tornava in Romania.

Elementi che hanno spinto i giudici a respingere la richiesta di risarcimento perché tali comportamenti hanno portato a ritenere “sospettata” la donna.

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