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Francesca Oliva morta mentre portava in grembo 3 gemelli

Francesca Oliva morta mentre portava in grembo 3 gemelli

La morte di Francesca, nominati 3 nuovi periti per il giallo della cartella clinica modificata post mortem

Dalla relazione ci potrebbe essere una svolta nel processo. Il nodo da sciogliere è legato ad un antibiotico che non sarebbe stato dato alla 29enne che portava in grembo 3 gemelli

Tre nuovi periti per chiarire se la cartella clinica di Francesca Oliva, la 29enne di Gricignano d’Aversa in attesa di 3 gemelli, morta dopo il ricovero alla clinica Pineta Grande di Castel Volturno, sia stata o meno modificata post mortem. E’ la decisione adottata dal giudice Roberta Carotenuto del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ha dato l’incarico a tre professori romani per stabilire la verità. La relazione dirà essere consegnata in 90 giorni (salvo proroghe) al giudice, agli avvocati difensori ed alle parti civili che si raggiorneranno in aula a luglio.

E’ un punto cruciale del processo a carico di 14 imputati (Stefano Addeo, Renato Brembo, Gerardo Buonanno, Vincenzo Cacciapuoti, Gerardo Cardone, Giuseppe Ciccarelli, Giovanni De Carlo, Antonio Della Gala, Giuseppe Delle Donne, Pasquale Favale, Pietro Granata, Giuliano Grasso, Crescenzo Pezone ed Antonio Russo) e che potrebbe far definitivamente luce sul decesso della ragazza. Il nodo principale è la somministrazione dell’Unasyn (antibiotico), che i medici, stando a quanto scritto, avrebbero dato a Francesca Oliva, ma che, in realtà, sarebbe stato inserito successivamente nella cartella clinica. Secondo il consulente della Procura, l’antibiotico, pur inserito tre volte nel diario medico, non sarebbe stato mai somministrato alla paziente.

Francesca Oliva morì per setticemia mentre portava in grembo tre gemelli (solo una femminuccia è sopravvissuta). Era il 24 maggio del 2014. Francesca era stata ricoverata prima all’ospedale di Giugliano e poi alla clinica di Castel Volturno. Dopo le minacce di aborto, il suo medico, il 7 maggio, le aveva praticato un cerchiaggio cervicale a fronte della presenza di una significativa leucocitosi con neutrofilia del 77%, emersa dagli esami del sangue. Era in atto una contaminazione batterica. Qualche giorno dopo, uno dei suoi tre bambini, il maschietto, morì. Nessuno, però, se ne accorse, nonostante l’ecografia eseguita. E così Francesca venne trasferita d’urgenza, il 19 maggio, alla clinica “Pineta Grande”. Il 22 maggio la sua condizione di salute precipitò. La febbre altissima venne curata con antibiotici inidonei (secondo la ricostruzione della Procura). Il 23 maggio si decise, infine, di operare il cesareo, per far nascere i bambini alla venticinquesima settimana di gestazione. Il maschietto era già morto, mentre una delle due femminucce, sopravvisse al parto, ma morì dopo 24 ore per scarsa maturità dell’apparato respiratorio. L’unica sopravvissuta fu una bambina, Maria Francesca, trasferita all’ospedale “Santobono” di Napoli e salvata dai medici di quella struttura.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Giuseppe Stellato, Claudio Sgambato, Giovanni Abbate. La parte civile è rappresentata dagli avvocati Raffaele Costanzo e Francesco Lettieri.

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