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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca Santa Maria Capua Vetere

Omicidio Caterino, annullato l'arresto del boss Corrado De Luca

Il Riesame accoglie la richiesta degli avvocati. Era accusato dell'agguato fallito sulla Domiziana

Insussistenza di gravi indizi di colpevolezza: il Tribunale delle Libertà annulla l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Corrado De Luca coinvolto nel duplice omicidio di Sebastiano Caterino ed Umberto De Falco avvenuto il 31 ottobre del 2003 a Santa Maria Capua Vetere.

E’ quanto stabilito dalla Dodicesima Sezione del Riesame del Tribunale di Napoli presieduta dal giudice Paola Russo (giudici a latere Francesco Caramico D'Auria e Maria Gabriella Pepe) accogliendo l'istanza dei legali di De Luca, Raffaele Mascia e Domenico Della Gatta, disponendo l'annullamento del provvedimento cautelativo per la partecipazione all'efferato duplice omicidio di camorra che raggiunse De Luca il 30 novembre scorso.

Corrado De Luca è stato uno degli 8 destinatari di provvedimenti coercitivi della libertà personale insieme a Michele Zagaria, Francesco Schiavone alias Cicciariello, Agostino Moronese, Giuseppe Caterino, Pasquale Spierto, Claudio Virgilio, Enrico Martinelli emessi dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia ed eseguiti dai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta.

La contestazione mossa dalla DDA partenopea a Corrado De Luca fu quella della partecipazione al duplice omicidio di Sebastiano Caterino e Umberto De Falco. In relazione a tale episodio il Giudice delle Indagini Preliminari Leda Rossetti del Tribunale di Napoli ha ritenuto che si configurasse a carico di De Luca un'ipotesi autonoma di tentato omicidio. In pratica a Corrado De Luca venne accusato di aver partecipato ad un appostamento sulla SS Domiziana nel 'primo ordine di esecuzione' sulla morte di Sebastiano Caterino proveniente della cupola casalese.

Prima dell’omicidio, avvenuto il 31 ottobre 2003, Sebastiano Caterino scampò ad un precedente agguato di camorra. Accadde quando la vittima designata si recò presso un concessionario a Castel Volturno per l'acquisto di una vettura. Il titolare dell'autosalone venne avvicinato dagli uomini del clan dei Casalesi con l'ordine di consegnare la vettura con poca benzina tanto da rendersi necessario lungo il tragitto che Caterino si fermasse al primo distributore poco distante il concessionario. Presso il distributore i sicari inviati da Cicciariello lo avrebbero freddato. Per non rischiare sorprese, era pronto un altro gruppo di fuoco a Casal di Principe, qualora Sebastiano Caterino fosse riuscito a sfuggire all'agguato di Castel Volturno ma avrebbe comunque trovato la morte a Casal di Principe. Lungo la Domiziana c'erano gli uomini del clan pronte ad avvisare il gruppo di fuoco casalese in attesa. L'agguato prospettato dalla cupola del clan dei Casalesi non si realizzò perché Sebastiano Caterino avendo subdorato qualcosa si presentò all'autosalone con la 'scorta'. Troppi uomini a difesa del “traditore” del clan fecero desistere Cicciariello dal proposito omicida che si consumò, poi, il 31 ottobre 2003 in via dei Romani a Santa Maria Capua Vetere.

Particolari di quel fatale 31 ottobre 2003 raccontati dai pentiti Antonio Iovine, Giuseppe Misso, Bruno Lanza, Massimo Vitolo (anch'essi ritenuti 'partecipi' dalla DDA all'omicidio) che riferirono in merito al contributo offerto da De Luca alla commissione del duplice omicidio di camorra. Secondo i collaboratori di giustizia Corrado De Luca avrebbe partecipato una sola volta ad un appostamento sulla SS Domiziana per il primo ordine di far fuori Caterino di fatto poi non realizzatosi in quella occasione ma solo giorni dopo a Santa Maria Capua Vetere. Una ricostruzione di fatti controversa e contraddittoria evidenziata dai legali di De Luca che ha fatto propendere i giudici del Tribunale delle Libertà all'annullamento del provvedimento cautelativo per carenza di gravi indizi di colpevolezza.

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