Cronaca Marcianise

Amante del boss uccisa, Salvatore Belforte 'difende' il fratello e la cognata

Acquisite alcune dichiarazioni del capoclan dei Mazzacane nel processo d'appello per l'omicidio Gentile

La Corte d'Appello scontenta tutti. I giudici hanno respinto l'istanza di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale per l'omicidio di Angela Gentile, uccisa a Marcianise per aver avuto una relazione con il boss Domenico Belforte, avanzata sia dalla Procura (limitatamente ad alcuni episodi estorsivi) sia dalle difese degli imputati Maria Buttone e Domenico Belforte, accusati del delitto, oltre alla nuora del capoclan Alessandra Golino, che risponde di estorsione. 

La corte partenopea, presieduta dal giudice Pesce, ha disposto, comunque, l'acquisizione degli atti. In particolare i difensori degli imputati  - gli avvocati Nicola Musone, Massimo Trigari e Dario Vannatiello - hanno prodotto documenti sia sull'inattendibilità di alcuni collaboratori di giustizia sia relativamente ad alcune dichiarazioni rese da Salvatore Belforte, nel corso di un altro procedimento, in cui scagionerebbe il fratello Domenico e la cognata Buttone in ordine all'omicidio Gentile. Acquisite anche le dichiarazioni di due imprenditori vittime di estorsione, prodotte dalla Procura generale. Si torna in aula a settembre. 

Secondo quanto ricostruito, Angela Gentile era stata per lungo tempo una fiamma di Domenico Belforte. Da lui, nel 1978, aveva avuto anche una figlia. Il boss, tuttavia, non aveva mai "ufficializzato" quella nascita, al punto da non riconoscere la neonata. Nel 1991, quando ormai la ragazza aveva 13 anni, Belforte si era riavvicinato alla Gentile al punto da offrirle anche alcuni contributi di ordine economico ma scatenando, al contempo, le ire della Buttone. Questa, perciò, pose l’uomo di fronte ad un aut aut: o lo avrebbe lasciato, portando con sé i loro figli, oppure lui avrebbe dovuto assassinare quella donna e occultarne il cadavere; in cambio, avrebbe accettato di crescerne la figlia presso la loro casa. Il tragico epilogo della vicenda segnò la scelta del ras il quale, consumato il delitto, occultò il cadavere dell'amante in un sito ancora oggi ignoto. Allo stesso tempo, la Buttone tenne fede al patto, accogliendo la bambina presso casa "Belforte". 

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