Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Amante del boss uccisa, le difese vogliono risentire i pentiti in Appello

Istanza di rinnovazione del dibattimento da parte dei legali nel processo per l'omicidio di Angela Gentile

Angela Gentile, Domenico Belforte e Maria Buttone

Processo bis per l'omicidio di Angela Gentile, la ragazza di Marcianise uccisa per aver avuto una relazione con il boss Domenico Belforte. E' stata questa la richiesta formulata dai difensori degli imputati - gli avvocati Nicola Musone, Massimo Trigari e Dario Vannatiello - nel corso della prima udienza dinanzi alla Quarta Sezione della Corte d'Assise di Appello di Napoli. 

Un'istanza di rinnovazione per rivalutare le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, già sentiti nel primo grado di giudizio, le cui propalazioni, ad avviso del collegio difensivo, non sarebbero state valutate in modo corretto. Anche la Procura ha chiesto la rinnovazione del dibattimento limitatamente ad alcuni episodi estorsivi. La Corte partenopea, presieduta dal giudice Pesce, si è riservata sulle richieste istruttorie e pronuncerà la propria decisione nell'udienza fissata ad inizio luglio. 

Con Belforte (condannato a 30 anni in primo grado) sono sotto processo la moglie Maria Buttone (condannata all'ergastolo) e la nuora del capoclan Alessandra Golino (condannata a 6 anni solo per estorsione). Secondo quanto ricostruito, Angela Gentile era stata per lungo tempo una fiamma di Domenico Belforte. Da lui, nel 1978, aveva avuto anche una figlia. Il boss, tuttavia, non aveva mai "ufficializzato" quella nascita, al punto da non riconoscere la neonata.

Nel 1991, quando ormai la ragazza aveva 13 anni, Belforte si era riavvicinato alla Gentile al punto da offrirle anche alcuni contributi di ordine economico ma scatenando, al contempo, le ire della Buttone. Questa, perciò, pose l’uomo di fronte ad un aut aut: o lo avrebbe lasciato, portando con sé i loro figli, oppure lui avrebbe dovuto assassinare quella donna e occultarne il cadavere; in cambio, avrebbe accettato di crescerne la figlia presso la loro casa.

Il tragico epilogo della vicenda segnò la scelta del ras il quale, consumato il delitto, occultò il cadavere dell'amante in un sito ancora oggi ignoto. Allo stesso tempo, la Buttone tenne fede al patto, accogliendo la bambina presso casa “Belforte”. 

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