Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca Capua

Nuovo giudizio su 3 imprenditori dopo le accuse di Schiavone jr

Gli atti tornano al Riesame per Pagano ed i Verazzo. “Serve nuova valutazione su arresto”

Nicola Schiavone

Dovranno affrontare un nuovo giudizio del tribunale del Riesame di Napoli i tre imprenditori coinvolti nell’inchiesta della Dda sui lavori pubblici a Capua. Nelle scorse settimane la Quinta Sezione della Corte di Cassazione (presidente Maria Vessichelli) ha accolto i ricorsi presentati dagli avvocati di Domenico, Pagano, Giuseppe e Francesco Verazzo, originari di Casal di Principe, ed ha annullato le ordinanze cautelari nei loro confronti, evidenziando lacune relativamente alle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa.

Dalle motivazioni, rese note negli ultimi giorni, emerge anche il motivo di tale decisione. Per Domenico Pagano i giudici hanno evidenziato la necessità di un nuovo giudizio relativamente all’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso in quanto è stato considerato “generico” il “dato del radicato e ventennale rapporto di cointeressenza intrattenuto dal ricorrente con più gruppi camorristi imperanti nella zona di riferimento”. Questo perché, secondo gli ermellini, non è stato considerato che “alla stregua del narrato di tutti i collaboratori di giustizia, le condotte integranti il suo concorso esterno nel gruppo criminale dello Schiavone (Nicola, ndr) erano pacificamente cessate nel 2010, in coincidenza con l'inizio della ininterrotta detenzione di questi, divenuto poi anche collaboratore di giustizia”. Né, aggiungono, si può far emergere qualcosa di diverso “dalle dichiarazioni di Francesco Zagaria, che si era limitato a riferire che, nel 2015 aveva soltanto sentito nuovamente parlare di Domenico Pagano da Carmine Antropoli”. Sulla base di questi atti, hanno sentenziato, “deve riconoscersi che la motivazione rassegnata sul punto non è conforme agli approdi interpretativi che impongono al giudice di merito un rigoroso impegno argomentativo sul piano dell'illustrazione dei dati fattuali suscettibili di fornire un concreto fondamento alla prognosi di ripetibilità delle condotte atte ad integrare il contributo” dell’indagato “alla vita della consorteria”.

Per quel che riguarda i cugini Verazzo, invece, se da un lato viene ritenuto “innegabile che le ulteriori dichiarazioni accusatorie (di Nicola Schiavone, ndr) richiamate nel provvedimento impugnato convergano in ordine al fatto materiale oggetto della narrazione, ossia che i cugini Verazzo avessero goduto di una situazione di privilegio (non pagando, ad esempio, la tangente estorsiva dovuta al gruppo degli Z.agaria su lavori di rifacimento del Corso principale di Capua in quanto “imprenditori degli Schiavone”), giacché dimostratisi disponibili a sostenere ed a condividere le ragioni della fazione di riferimento”, dall’altro lato “il provvedimento impugnato mostra un decisivo profilo di vulnerabilità sul piano della tenuta logica della motivazione a corredo”  nella parte in cui “omette di affrontare la fondamentale questione di come si potesse ritenere che il patto stipulato tra Nicola Schiavone e gli imprenditori Verazzo, avesse apportato concreti ed effettivi vantaggi al sodalizio, una volta escluso, da parte dello stesso Tribunale, che sussistessero a carico dell’ex sindaco Carmine Antropoli, gravi indizi di colpevolezza in ordine al suo concorso esterno nel clan dei Casalesi, non essendosi trovate tracce oggettive dell'ipotizzato, suo, fattivo, intervento a favore del clan".

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