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Concetta Buonocore e Michele Maravita

Concetta Buonocore e Michele Maravita

Nuove leve dei Della Ventura, rito abbreviato per 6

Procederanno con l'ordinario Concetta Buonocore e Michele Maravita, moglie e genero del boss

Sei richieste di abbreviato sono state formalizzate nel corso dell'udienza preliminare alle nuove leve del gruppo Della Ventura, con 18 persone finite alla sbarra. 

E' quanto accaduto nel corso dell'udienza celebrata dinanzi al gup del tribunale di Napoli. Hanno scelto di essere giudicati con rito alternativo Paolo Cinotti, 36 anni di Caserta; Ferruccio Coppola, 33 anni di Caserta; Umberto Giglio, 37 anni di Caserta; Virginia Scalino, 37 anni di Caserta; Antonio Vergone, 31 anni di Caserta; Clemente Vergone, 51 anni di Caserta. Procederanno, invece, con l'ordinario Concetta Buonocore, 59 anni di Caserta moglie del boss Antonio Della Ventura, referente nel Capoluogo del clan Belforte, non indagato in questo procedimento; Vincenzo Carbone, 48 anni di Caserta; Maximiliano Carponi, 39 anni di Caserta; Pietro Cioffi, 55 anni di Caserta; Consiglia D’Angelo, 47 anni di Caserta; Alfonso D’Itri, 51 anni di Caserta; Maddalena Della Ventura, 34 anni di Caserta, figlia del boss; Pasquale Maio, 25 anni di Caserta; Michele Maravita, 34 anni di Caserta genero del boss e marito di Maddalena Della Ventura; Felice Tunisino, 44 anni di Caserta; Agostino Vergone, 32 anni di Caserta; Giuseppe Orefice, 44 anni di Acerra. Si tornerà in aula a metà aprile. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Nello Sgambato, Antonio Abet, Michele Di Fraia, Mario Mangazzo, Massimiliano Di Fuccia, Giuseppe Stellato, Marco Alois.

Secondo la Dda Concetta Buonocore, moglie del boss Antonio Della Ventura, riusciva a comandare ed a gestire le attività criminali anche durante lo stato di detenzione. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso (clan Belforte) e traffico di sostanze stupefacenti. Il genero della donna, Michele Maravita, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avvalendosi del potere intimidatorio derivante dall’appartenenza al clan, avrebbe gestito il traffico di sostanze stupefacenti nel Capoluogo. La Buonocore, nonostante il suo stato detentivo, era costantemente messa a conoscenza della situazione esterna da congiunti e collaboratori, e manteneva pertanto un costante controllo delle attività illecite del gruppo criminale, organizzando addirittura “regolamenti” di conti nei confronti di soggetti che avevano mancato di rispetto al genero Michele.

Michele Maravita, per conto della suocera, avrebbe assunto la direzione degli affari di famiglia gestendo le attività commerciali (una sala scommesse a Casagiove, un parcheggio e un negozio di animali a Maddaloni), dirigendo le attività illecite (stupefacenti, usura, estorsioni e riciclaggio) e provvedendo al sostentamento dei propri collaboratori e dei detenuti. Di fatto il punto di riferimento per gli altri appartenenti e affiliati al clan su Caserta, Maddaloni e comuni limitrofi. Agostino Vergone era il braccio destro di Michele Maravita e si occupava principalmente della conduzione delle piazze di spaccio fornendo (e talvolta imponendo) le sostanze stupefacenti ai vari pusher. Le piazze di spaccio di Maravita erano materialmente gestite da Vergone, che si avvaleva dei pusher Ferruccio Coppola, Umberto Giglio e Paolo Cinotti. Lo stupefacente (cocaina, hashish e marijuana) arrivava da diverse zone del napoletano con Giuseppe Orefice che si occupava dell’intermediazione, in particolar modo per l’hashish. Ricordiamo che, al tribunale del Riesame, l'accusa di associazione camorristica è caduta per diversi indagati.

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