Cronaca

50 ARRESTI Preso anche il sindaco. Tutti gli affari ed i nomi

Smantellato il clan dei Casalesi in Veneto: gestiva droga, estorsioni, rapine e prostituzione

Sono 50 le persone finite in manette questa mattina nell’ambito di una indagine della DDA di Venezia, accusate a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafiosa e altri reati in una operazione che ha scoperto come le mani della camorra Casalese avesse conquistato anche il Veneto. Nel blitz del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Trieste e della Squadra Mobile di Venezia 47 persone sono finite in carcere, 3 ai domiciliari e altre 11 hanno ricevuto provvedimenti di obbligo di dimora.

Droga, estorsioni e rapine

Gli indagati erano membri infatti di una associazione a delinquere di stampo mafioso che dal piccolo centro di Eraclea, città di 12mila abitanti poco distante da Venezia, aveva esteso la sua influenza criminale nell’est del Veneto, avvalendosi della sua forza intimidatrice per instaurare una condizione di omertà e commettere reati quali estorsioni, rapine, usura, ricettazione, riciclaggio, traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, truffe, false fatture.

Il clan dei Casalesi veneto

Le indagini hanno consentito di evidenziare come l’organizzazione risulti formata già alla fine degli anni ’90 da Luciano Donadio, 53enne di Giugliano e residente ad Eraclea, Raffaele Buonanno, 60enne di San Cipriano d’Aversa domiciliato a Casal di Principe ed Eraclea, Antonio Buonanno, 57enne di San Cipriano d’Aversa e residente a Casal di Principe. Con gli ‘organizzatori c’era poi un folto gruppo di persone originarie di Casal di Principe e dell’agro aversano, tra cui Antonio Puoti, Antonio Pacifico, Antonio Basile, Giuseppe Puoti, Nunzio Confuorto, poi implementata da altri soggetti campani e non come Girolamo Arena, Raffaele Celardo, Christian Sgnaolin.

I ruoli e le parentele con Bidognetti

Leader del gruppo camorristico erano Luciano Donadio e Raffaele Buonanno, quest’ultimo imparentato tramite la moglie con esponenti di vertice dai clan Bianco e di Francesco Bidognetti, ‘cicciotto e mezzanotte’. Il clan, come emerge dall’inchiesta, si era insediato nel Veneto orientale rilevando il controllo del territorio dagli ultimi epigoni locali della “mafia de Brenta”, con i quali sono stati comprovati i contatti.

Il controllo di edilizia e ristorazione

Dall’indagine risulta inoltre come, con violenze e minacce, il clan agiva per conquistare il controllo delle attività economiche, in particolare nel ramo dell’edilizia e della ristorazione, oltre ad imporre ai sodalizi criminali limitrofi un ‘aggio’ per il narcotraffico e lo sfruttamento della prostituzione. L’organizzazione sgominata ha operato inizialmente soprattutto nel settore dell’edilizia, dedicandosi all’usura e alle estorsioni, specializzandosi poi nel settore delle riscossioni crediti per conto di imprenditori locali.

I soldi per le ‘famiglie’ di Casal di Principe

Una quota dei profitti del gruppo camorristico era poi destinata a sostenere finanziariamente i carcerati di alcune storiche famiglie di Casal di Principe, cui l’organizzazione era legata e della quale costituiva il gruppo criminale referente per il Veneto orientale.

Armi, truffe e false fatture

Per affermare l’egemonia sul territorio il gruppo camorristico ha fatto largo uso di armi da guerra, utilizzate per compiere attentati intimidatori anche ai danni di ditte concorrenti. Nel corso dell’indagine sono state sventate anche alcune rapine commesse dal sodalizio criminale: in una di queste, in provincia di Treviso, alcuni membri del gruppo erano stati anche tratti in arresto. Nel tempo l’organizzazione si era poi finanziata anche con la produzione di false fatture per milioni di euro grazie ad una fitta rete di aziende intestate a prestanome, oltre a compiere truffe all’Inps attraverso false assunzioni allo scopo di lucrare indebitamente l’indennità di disoccupazione per 700mila euro.

In manette un sindaco

Tra gli arrestati figura anche il sindaco di Eraclea Mirco Mestre, in manette per scambio politico-elettorale riferito all’elezione del 2016 conseguita con soli 81 voti di scarto sul rivale. Una vittoria frutto anche degli oltre 100 voti procuratigli dal gruppo camorristico del quale aveva sollecitato l’intervento, indicando anche i candidati della propria lista su cui convogliare i voti, in cambio di favori su istanze amministrative presente dalle società riconducibili ai membri del sodalizio criminale.

Il direttore di banca complice

In carcere è finito anche Denis Poles, direttore di un istituto di credito di Jesolo, complice come il suo predecessore (indagato a piede libero) in quanto consentiva al gruppo criminale di operare su conti societari senza averne il titolo, concordando con loro l’interposizione di prestanome e omettendo di segnalare operazioni sospette.

L’agente di polizia arrestato

Nell’indagine è coinvolto anche un agente della Polizia di Stato, Moreno Pasqual, accusato di aver fornito informazioni riservate ai malavitosi sulle indagini nei loro confronti. Il tutto avveniva tramite un accesso illecito alle banche dati della polizia.

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