Dai riscontri ai pentiti alla telefonata intercettata: così la Cassazione ha cancellato la condanna ai Cosentino

Rese note le motivazioni della sentenza che ha chiuso il processo ai tre fratelli ed ha permesso di evitare la confisca dell'Aversana Petroli

L'ex sottosegretario Nicola Cosentino

Quarantaquattro pagine per smontare il ricorso e mettere la parola fine sull'inchiesta Aversana Petroli che aveva coinvolti i fratelli Giovanni, Antonio e Nicola Cosentino, quest'ultimo, fino a pochi anni fa, leader incontrastato di Forza Italia (prima) e del Pdl (poi) prima che le inchieste della Dda si abbattessero su di lui. Ma l'indagine che portò anche al sequestro dell'azienda di famiglia, l'Aversana Petroli, si è chiusa, invece, con un'assoluzione certificata dal respingimento, da parte dei giudici della Cassazione, del ricorso della Procura dopo l'assoluzione della Corte d'Appello. 

Nelle 44 pagine di motivazioni, che sono state rese note da pochi giorni, gli ermellini sanciscono i motivi per cui ritengono il ricorso inammissibile, condannando anche la vittima delle pressioni e delle estorsioni, Luigi Gallo, al pagamento delle spese giudiziarie. Ed a far cadere le accuse nei confronti dei fratelli Cosentino ci sarebbe, in primis, proprio il comportamento dell'imprenditore di Villa di Briano, che i giudici d'Appello avevano definito "unica fonte di prova che non può "fregiarsi di una patente di sicura attendibilità", considerato anche che si tratta di un imprenditore cronicamente insolvente e rivelatosi infedele".

Secondo Gallo, che aveva denunciato i fratelli Cosentino accusandoli di aver bloccato l'iter per l'apertura di un distributore di benzina a poca distanza da un altro centro di rifornimento gestito dall'Aversana Petroli, alla base dello stop ci sarebbe stato un intervento di Cosentino sull'allora sindaco di Villa di Briano Raffaele Zippo affinché facesse pressioni sul dirigente per bloccare la pratica. Elemento che, sebbene fosse stato 'premiato' dai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che avevano condannato i Cosentino, è stato ribaltato in Appello e confermato in Cassazione sulla base di una telefonata registrata nel 2012. Nel corso del dialogo "l'ex sindaco del Comune di Villa di Briano, dialogando con il tecnico comunale Nicola Magliulo e con Raffaele Avvedimento, firmatario dell'autorizzazione rilasciata a Luigi Gallo, dimostrava di non avere seguito la vicenda e di non avere rivestito alcun ruolo nella scelta di Mario Tornincasa di sospendere, in data 20 febbraio 2002, l'autorizzazione rilasciata a Gallo due anni prima. Peraltro, nelle richiamate spontanee dichiarazioni, ritenute attendibili dal Tribunale e riportate nella sentenza impugnata, lo stesso Zippo affermò di avere all'epoca chiesto a Tornincasa le ragioni della disposta sospensione, con ciò confermando la propria estraneità alla vicenda".

Relativamente alla posizione di Giovanni e Nicola Cosentino, accusati da alcuni pentiti di essere stati a disposizione del clan dei Casalesi per "ottemperare" ad un cambio assegni necessario all'organizzazione criminale per avere la disponibilità di liquidi necessari per far fronte alle spese, il report dell'amministratore giudiziario dell'Aversana Petroli ha dimostrato come, in realtà, tutti gli assegni depositati sui conti della società facevano riferimento esclusivamente ad operatori commerciali o società che avevano rapporti di lavoro, mentre nessun riscontro è stato trovato relativamente all'azione dell'ex sottosegretario Nicola. Sulla base di questi ragionamenti, i giudici della Corte di Cassazione hanno ritenuto di respingere i ricorsi presentati.

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