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Muore il commissario Luigi Schettino: aveva il Covid

E' morto dopo un lungo calvario: Polizia di Stato in lutto

Si è spento presso il Reparto di Rianimazione del Monaldi di Napoli il Commissario Capo Luigi Schettino, 43 enne di Aversa, ex dirigente del Commissariato di Maddaloni. Era stato trasferito presso il presidio partenopeo per l'aggravarsi del suo quadro clinico dovuto al contagio da Covid-19.

Il suo cuore ha smesso di battere alle prime luci del mattino al sopraggiungere di una crisi respiratoria. Un uomo schivo, marito e padre di due figli era in servizio presso il Commissariato di Torre del Greco. Il trasferimento aveva fatto seguito alla vicenda giudiziaria che lo vide coinvolto e di cui nonostante l'assoluzione con formula piena portava con sé ancora cocenti i segni.

Per la Procura di Santa Maria Capua Vetere l'ex dirigente del Commissariato di Maddaloni aveva favorito Michele Barone, l'ex sacerdote del Tempio di Casapesenna accusato di maltrattamenti ai danni anche di una minore e di violenza sessuale ai danni di due giovani donne. L'assoluzione del dirigente aversano è avvenuta nel febbraio scorso. La fine di un calvario giudiziario da cui Schettino decise di prendere le distanze chiedendo il trasferimento nel Commissariato di Torre del Greco. Un uomo riservato, perbene stroncato prematuramente.

Il ricordo del sindaco di Marcianise

Il dottore Schettino non era originario di Marcianise ma qui si era ambientato bene: vi si era trasferito seguendo quella che sarebbe poi diventata la moglie e la mamma di due gemelli. Abitava a San Giuliano, faceva vita molto riservata.

Giovane studente a Giurisprudenza a Santa Maria, era un asso del diritto amministrativo: alcuni suoi amici e colleghi ancora ricordano la sua seduta di laurea e la sua proclamazione con molto onore e con molti applausi. Aveva in testa (e nel cuore) la Polizia di Stato e perciò decise di arruolarsi. Una breve permanenza fuori, da giovane commissario; poi lo sbarco a Caserta fino alla guida della Digos, uno degli uffici più delicati. E mentre era lì ecco l'inizio della sua via crucis. Finito in un tritacarne giudiziario, ne uscì con grande fatica ma a testa alta. Una vicenda che però era diventata il grande cruccio della sua vita.

Grande fisicamente, e in forze, era abituato a lottare: la sua fine stupisce. Personalmente sono convinto che non sia riuscito a reggere il peso della sua via crucis e che il fisico si sia fiaccato fino a far cadere tutte le barriere immunitarie. Lo ricordo recentemente al Comune, dove era venuto a trovarmi per un semplice saluto: sempre cortese, ma non più sorridente, con il chiodo fisso della sua incredibile vicenda.

Se ne va una brava persona, un amorevole padre, un uomo dello Stato. Marcianisano di adozione, lo era diventato a tutti gli effetti. Per la nostra comunità è un altro durissimo colpo, ed anche un micidiale monito.

Al dottore Schettino un commosso pensiero, ai familiari le più sentite condoglianze e un affettuoso abbraccio, alla Polizia di Stato il nostro cordoglio. Una morte ingiusta, gli sarà sicuramente lieve la terra

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