Schiacciato dalla pressa in fabbrica: i colleghi aprono nuovi scenari

Qualcuno potrebbe aver riavviato la macchina senza accorgersi della presenza di del povero Lorenzo

Lorenzo Borrelli

Si tinge di giallo il processo per la morte di Lorenzo Borrelli, l'operaio schiacciato da una pressa all'interno della Rieter di Pignataro Maggiore, società dell'indotto Fiat, oggi Sts Acoustics. Se il procedimento di "restart" del macchinario Pk all'interno della fabbrica fosse quello descritto dai diversi operai dell'azienda, chiamati in aula come testimoni della difesa, Borrelli potrebbe essere stato addirittura ucciso da un suo collega che potrebbe aver riavviato il macchinario senza avvedersi della presenza del collega sotto la pressa.

Un dubbio atroce che apre uno scenario diverso quello emerso durante l'udienza di oggi celebrata dinanzi al giudice Comella del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Alla sbarra ci sono Andreas Gerhard Becker, Piero Faccioli, Alfredo Ruggero, Claudio Insero, Maurizio Esposito, Giuseppe Merola, Giuseppe Laudisa e Raffaele Terracciano.

Stamattina, come detto, sono stati escussi in aula diversi colleghi di Lorenzo, attualmente dipendenti della Rieter, che hanno confermato il malfunzionamento della macchina Pk che, a causa del surriscaldamento dei fogli, "tirava due fogli" di materiale bituminoso "insieme", cosa che causava la mancata presa delle "ventose" e quindi un "blocco della linea produttiva".

Quando questo accadeva gli operai frapponevano tra i due fogli attaccati dei bastoncini di legno o cartoni in modo da ricreare l'aria e consentirne il distacco. Un'operazione non prevista dal "manuale" ma che veniva svolta in maniera empirica e concordata con "il capo del turno". Mentre i fogli bituminosi venivano staccati la macchina avrebbe dovuto essere ferma per una procedura di restart.

Secondo quanto spiegato dai diversi addetti, infatti, "in queste occasioni (che avvenivano diverse volte a settimana, mentre secondo la Procura questa eventualità si verificava ogni 5-6 fogli nda) si passava attraverso un selezionatore alla modalità manuale e si procedeva con il tasto reset. La pressa sollevata si spostava e si procedeva al sollevamento dei fogli con i bastoncini in legno. Poi, una volta usciti dall'area di azione del macchinario Pk, si riposizionava la modalità su automatico e si riavviava la macchina". Se così fosse qualcuno avrebbe riattivato il macchinario prima che Borrelli fosse fuori pericolo provocandone la morte.

Una versione che non coincide con la tesi della Procura secondo la quale gli operai, tra cui il povero Lorenzo, per evitare rallentamenti nella produzione, anche alla luce degli obiettivi fissati dall'azienda, effettuavano l'operazione dei bastoncini mentre la pressa era in funzione accedendo da un cancelletto che, quando l'operaio morì, era aperto.

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Infine i dipendenti Rieter chiamati come testimoni in aula hanno negato "pressioni" da parte dell'azienda sui limiti di produzione, che "a volte venivano raggiunti ed a volte no", ed hanno confermato di essere stati formati a lavorare con quel tipo di macchinario. Al processo si sono costituiti parte civile i familiari di Lorenzo con l'avvocato Carlo De Stavola mentre nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Paolo Sperlongano, Botti ed Isabella Casapulla. Si torna in aula all'inizio di luglio per il prosieguo del processo. 

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