La morte di Francesca, consulenti assenti per la terza volta: scatta la multa

In aula non si presenta nessuno. Il giudice cita tutti i testi per la prossima udienza

Francesca Oliva morta mentre era incinta

Assenti per la terza volta consecutiva, ma stavolta il giudice Carotenuto ha deciso di usare la mano pesante nei confronti dei consulenti dei 14 medici sotto processo per la morte di Francesca Oliva, la 29enne di Gricignano d’Aversa deceduta dopo due ricoveri mentre era incinta di tre gemelli. Il giudice ha sanzionato ogni consulente con una multa di 500 euro a testa disponendo, su richiesta del pubblico ministero Cozzolino e degli avvocati delle parti civili Raffaele Costanzo e Francesco Lettieri, la citazione da parte della Procura della repubblica di tutti i testi e consulenti della difesa.

Il processo è a carico dei 14 medici (di due strutture ospedaliere, il San Giuliano di Giugliano in Campania e la clinica Pineta Grande di Castel Volturno) accusati del reato di omicidio colposo aggravato. Sotto processo ci sono Stefano Addeo, Renato Brembo, Gerardo Buonanno, Vincenzo Cacciapuoti, Gerardo Cardone, Giuseppe Ciccarelli, Giovanni De Carlo, Antonio Della Gala, Giuseppe Delle Donne, Pasquale Favale, Pietro Granata, Giuliano Grasso, Crescenzo Pezone ed Antonio Russo.

Francesca Oliva morì per setticemia. Nel suo grembo c’erano tre gemelli. Solo uno, una femmina, sopravvisse. Era il 24 maggio del 2014 e Francesca era stata ricoverata prima all’ospedale di Giugliano e poi alla clinica di Castel Volturno. Dopo le minacce di aborto, il suo medico, il 7 maggio, le aveva praticato un cerchiaggio cervicale a fronte della presenza di una significativa leucocitosi con neutrofilia del 77%, emersa dagli esami del sangue. Era in atto una contaminazione batterica. Qualche giorno dopo, uno dei suoi tre bambini, il maschietto, morì. Nessuno, però, se ne accorse, nonostante l’ecografia eseguita. E così Francesca venne trasferita d’urgenza, il 19 maggio, alla clinica “Pineta Grande”. Il 22 maggio la sua condizione di salute precipitò. La febbre altissima venne curata con antibiotici inidonei. Il 23 maggio si decise, infine, di operare il cesareo, per far nascere i bambini alla venticinquesima settimana di gestazione. Il maschietto era già morto, mentre una delle due femmine, Giorgia, sopravvisse al parto, ma morì dopo 24 ore per scarsa maturità dell’apparato respiratorio. L’unica sopravvissuta fu una bambina, Maria Francesca, trasferita all’ospedale “Santobono” di Napoli e salvata dai medici di quella struttura.

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