Morta dopo l'aborto, in 7 rischiano la condanna

Medici ed infermieri accusati del decesso di Maria Ammirati, scomparsa dopo un'odissea tra due ospedali

Maria Ammirati è morta nel 2012

Dopo il mero rinvio della prima udienza stamattina è cominciato in corte d'Appello il processo di secondo grado a carico di 7 persone, tra medici ed infermieri degli ospedali di Caserta e Marcianise, accusati della morte di Maria Ammirati, venuta a mancare a 35 anni dopo un aborto ed un'odissea tra i due nosocomi.

Stamattina, dinanzi alla seconda sezione della Corte Partenopea, si è assistito alla relazione preliminare svolta dal presidente Grassi prima del rinvio alla metà di febbraio quando prenderà la parola il procuratore generale per la sua requisitoria. In primo grado sono stati condannati a 4 anni Maria Tamburro, Maria Golino e Luigi Vitale, mentre 3 anni erano stati inflitti al ginecologo che aveva in cura la ragazza, Nicola Pagano. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha impugnato la sentenza, pronunciata a luglio dell'anno scorso dal giudice Orazio Rossi, per i tre assolti: Carmen Luigia De Falco, Andrea Fusco e Pasquale Parisi per i quali sono state evidenziate carenze nelle motivazioni che hanno portato al verdetto assolutorio. 

La madre della ragazza, che da anni chiede giustizia a suon di manifesti affissi tra le strade di Caserta ed il viale Carlo III, si è costituita parte civile con l'avvocato Gabriele Amodio. Tra le parti civili anche gli avvocati Giuseppe Stellato e Mosca. Nel collegio difensivo, invece, sono impegnati gli avvocati Andrea Piccolo, Paolo Sperlongano, Giuseppe Foglia, Paolo Trofino e Bernardino Lombardi.

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Maria morì nell'estate del 2012 dopo un'intervento di amniocentesi in seguito al quale iniziò a soffrire di forti dolori addominali. Sintomi che la spinsero a recarsi all'ospedale di Caserta dove le venne diagnosticata una colica renale. Venne dimessa. Il giorno successivo la 35enne si recò all'ospedale di Marcianise dove finalmente venne acclarata la perdita di liquido amniotico e la morte del feto. L'infezione provocò nella donna una neuropenia. Così la giovane firmò nuovamente le dimissioni dall'ospedale e si recò nuovamente all'ospedale di Caserta dove arrivò alle 20,15, in condizioni già gravissime, morendo nella notte.

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