Cronaca Marcianise

Lady Belforte resta in cella: "Amante boss uccisa per logiche mafiose"

La Cassazione conferma la misura cautelare per Maria Buttone per l’omicidio di Angela Gentile e per il suo ruolo nel clan

Maria Buttone, moglie del capoclan Domenico Belforte, resta in carcere. E' quanto ha deciso la Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso presentato dagli avvocati Dario Vannatiello e Massimo Trigari, confermando l'ordinanza del Riesame con cui era stata vidimata l'esigenza cautelare sia per l'omicidio di Angela Gentile sia in merito alle condotte associative nel periodo tra il 2016 e 2017. Fatti per cui Buttone è stata condannata all'ergastolo in primo grado.

Nella sentenza i giudici della Suprema Corte hanno sottolineato come il delitto di Angela Gentile, uccisa per aver avuto una relazione con Belforte da cui nacque una figlia (accettata poi in casa dalla stessa Buttone) trovi "piena collocazione nel contesto criminale associativo in cui la ricorrente ha per molti anni militato".

L'omicidio, ribadiscono i giudici, "non fu causato dalla gelosia di una moglie che aveva scoperto l'esistenza della relazione extraconiugale del marito, Domenico Belforte, a capo dell'associazione camorristica di Marcianise, quanto dalla pretesa, rispondente a deprecabili logiche criminali di tipo mafioso, della moglie del capo clan di ottenere adeguata compensazione per aver subito un torto e accettato di accogliere in casa la figlia illegittima che il marito aveva avuto da quella relazione. Nei termini descritti nell'ordinanza, quell'omicidio, per quanto lontano nel tempo, è indicativo dell'adesione a codici comportamentali che concorre a delineare "in termini estremamente negativi la personalità" della ricorrente, facendo logicamente ritenere "l'attualità delle esigenze cautelari nonostante la risalenza del fatto" (l’omicidio avvenne nel 1991).

Per quanto concerne, invece, la partecipazione al clan Belforte "il giudizio di pericolosità cautelare, in termini di attualità, non è impedito, perché, come opportunamente messo in evidenza dall'ordinanza impugnata, l'attualità e concretezza delle esigenze cautelari non deve essere concettualmente confusa con l'attualità e concretezza delle condotte criminose". Di qui, dunque, la conferma dell'attuale pericolosità di Maria Buttone e del pericolo di fuga alla base dell'ordinanza con cui è stato disposto il carcere che, quindi, è stato confermato.

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