Il memoriale di Schiavone: "L'auto bruciata nel deposito giudiziario dopo l'omicidio"

Il figlio di Sandokan racconta i dettagli dell'omicidio di Nicola Villano: "Le tracce andavano cancellate"

Nicola Schiavone

L'auto utilizzata dal commando che commise l'omicidio di Nicola Villano, detto Zeppetella, venne sequestrata dall'autorità giudiziaria e bruciata nel deposito giudiziario dagli uomini del clan. Lo ha riferito Nicola Schiavone che su quel delitto ha scritto di suo pugno una sorta di memoriale, finito agli atti del processo a carico di Michele Zagaria ed Antonio Iovine, in cui ha indicato i mandanti e gli esecutori dell'omicidio.

Secondo il racconto di Schiavone uno degli autisti del commando avrebbe commesso "un errore da pivello". Una volta consumato l'omicidio, infatti, scese dall'auto per scaricare una raffica con un Ak47 "quando già Villano era giacente a terra". Nel tornare alle vetture per la fuga l'auto "non andò più in moto" e così venne lasciata sul posto, nei pressi di un autolavaggio di San Marcellino. La vettura fu "rinvenuta e sequestrata dall'autorità giudiziaria" e venne "affidata ad un deposito tra Villa Literno e Castel Volturno", dice Schiavone. 

Le prove, però, andavano cancellate. "La sera stessa andarono a cancellare le tracce" possibilmente prima delle operazioni della scientifica. "Il fatto incendiario venne portato a termine da Vincenzo Schiavone Copertone" che "in quell'occasione si ustionò il viso" per "un ritorno di fiamma". 

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Secondo Schiavone l'omicidio venne disposto nell'ambito di una faida tra il gruppo degli Aversani ed il clan dei Casalesi. In questo contesto Villano avrebbe offeso un emissario proprio di Michele Zagaria (difeso dall'avvocato Paolo Di Furia) che ne avrebbe decretato la morte.

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