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Cronaca Aversa

Mazzette per i permessi, gli indagati non rispondono alle domande del giudice

Minale e i Cecere si sono avvalsi della facoltà di non rispondere rendendo dichiarazioni spontanee. Annunciato ricorso al Riesame

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del gip Donata Di Sarno, del tribunale di Napoli Nord, alcuni degli indagati coinvolti nell'inchiesta sulle mazzette per i permessi a costruire ad Aversa. 

Hanno scelto di non replicare alle accuse, riservandosi di essere interrogati in un secondo momento, Alfonso Cecere e il geometra Geppino Minale. Entrambi hanno comunque rilasciato dichiarazioni spontanee respingendo le accuse. Il loro difensore, l'avvocato Maurizio Abbate, annuncia ricorso al tribunale del Riesame. Stessa scelta è stata fatta dall'imprenditore Yari Cecere, figlio di Alfonso, difeso dall'avvocato Alfredo Marrandino. 

Davanti al gip si sono presentati per l'interrogatorio anche Anna Cavaliere, Raffaele Truosolo e il dirigente del Comune Raffaele Serpico. 

L'inchiesta ha fatto emergere la gestione clientelare dell'ufficio tecnico comunale. Minale avrebbe ricevuto soldi (circa 6mila euro in totale) per favorire le pratiche degli imprenditori Cecere relative permessi a costruire. Secondo l'accusa, avrebbero alterato i progetti, con una falsa attestazione dei luoghi prima degli interventi, consentendo operazioni edilizie con aumenti di volumetrie che andavano ben oltre quanto consentito dal 'piano casa' della Regione.  

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