Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca San Cipriano d'Aversa

Confermato il carcere duro per Capoluongo: è stato un riferimento per Zagaria e Schiavone

La Cassazione ha respinto il ricorso richiamando le parole del pentito Caterino: “Aveva rapporti privilegiati”

Maurizio Capoluongo ha avuto, per oltre 30 anni, “rapporti previlegiati di cointeressenza criminale avuti nel tempo con tutti i principali esponenti dell’organizzazione” del clan dei Casalesi. E’ questo uno degli aspetti fondamentali che aveva spinto il tribunale di sorveglianza di Roma a respingere il reclamo del 60enne di San Cipriano d’Aversa contro la proroga del carcere duro. Ed anche la Cassazione è stata dello stesso parere, come evidenzia la sentenza emessa dalla Prima Sezione Penale (presidente Mariastefania Di Tomassi) le cui motivazioni sono state rese note nei giorni scorsi.

La scelta di prorogare il carcere duro nei confronti di Capoluongo era legata al “forte radicamento territoriale” e, soprattutto, per la “lunga permanenza all’interno dell’organizzazione” che gli è costata una condanna definitiva da scontare per associazione camorristica. Oltre trent’anni, stando a quanto ricostruito dalle indagini, in cui Capoluongo è passato da fedelissimo di Antonio Bardellino a Michele Zagaria fino a Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, oggi collaboratore di giustizia.

Per gli ermellini la motivazione che ha spinto alla proroga del carcere duro “ha congruamente illustrato la posizione di rilievo assunta dal ricorrente nel sodalizio camorristico di riferimento secondo quanto già giudizialmente accertato (clan Casalesi, fazione "Bardellino"). Al riguardo, sono state valorizzate le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Massimiliano Caterino nonché l'accertamento contenuto nella sentenza della Corte di assise di appello di Napoli sui rapporti previlegiati di cointeressenza criminale avuti nel tempo con tutti i principali esponenti dell'organizzazione, ragionevolmente considerati dimostrativi di personale predisposizione criminale, autorevolezza e capacità decisionale messa a frutto anche nella qualità di uomo di affari”.

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