La Finanza sequestra 22mila mascherine false

L'assurdo business dei dispositivi non a norma destinati alle farmacie

Le mascherine sequestrate dalla guardia di finanza

La Guardia di Finanza di Marcianise e i Baschi Verdi di Aversa hanno individuato e sottoposto a sequestro in due ingrossi di prodotti farmaceutici oltre 22.000 mascherine facciali con marchio “CE” falso prodotte e/o importate senza alcuna verifica sui requisiti minimi di sicurezza previsti dalla normativa di settore e rivendute a diverse farmacie della provincia di Caserta.

L’attività di servizio nasce da un controllo scaturito da una delle tante segnalazioni ricevute durante questa emergenza sanitaria da parte dei cittadini che lamentano un ingiustificato aumento dei prezzi dei prodotti anti contagio venduti nelle farmacie e parafarmacie. In questo caso l’attività di riscontro ha riguardato una farmacia di Marcianise dove i finanzieri hanno proceduto a verificare la tipologia delle mascherine in vendita e il rispetto delle prescrizioni previste dai DD.P.C.M. 10 e 26 aprile 2020 e dell’Ordinanza n. 11/2020 del Commissario Straordinario per l’emergenza, in materia di prezzo calmierato di tali beni.

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Le Fiamme Gialle hanno così potuto accertare che nella farmacia erano in vendita diverse tipologie di mascherine, molte delle quali importate dalla Cina e rivendute da grossisti locali e in particolare da tre di questi con sede in Nola e Napoli. L’immediata estensione dei controlli presso tali rivenditori, eseguita insieme ai Baschi Verdi di Aversa, ha permesso di rinvenire in giacenza altre 22.600 mascherine facciali di diversa natura e con caratteristiche filtranti differenti, la maggior parte delle quale di provenienza cinese.

Dai conseguenti approfondimenti svolti sul posto in ordine alla documentazione commerciale e tecnica relativa ai diversi prodotti rinvenuti si accertava che molte di queste erano vendute in Italia come mascherine “FFP”, cioè come dotazioni in grado di filtrare l’aria proteggendo l’utilizzatore da particelle e agenti patogeni esterni e dotate di marchio “CE” circa la conformità agli standard comunitari, apposto tuttavia sulla base di una certificazione rilasciata da un ente olandese rivelatasi completamente falsa.

In un altro caso le mascherine, sempre di provenienza cinese, erano classificate con la sigla “KN95”, indicante la conformità a uno standard qualitativo extracomunitario che prevede anch’esso una serie di parametri minimi di sicurezza, sebbene in parte diversi da quelli richiesti dalla norma tecnica europea. Anche in questo caso, però, il marchio CE era apposto in modo totalmente illecito, sulla base di una certificazione di un ente di Hong Kong non avente alcun valore in Europa.

Peraltro, pur vendendo le mascherine come dispositivi di protezione certificati, e non come semplici mascherine facciali, nessuno dei commercianti controllati si era avvalso della deroga prevista dalla normativa emergenziale, che prevede la possibilità di importare o produrre tali dispositivi di protezione in assenza della certificazione comunitaria (marchio CE), ma solo se si ottiene l’autorizzazione dell’Istituto Superiore di Sanità (per le mascherine chirurgiche) o dell’INAIL (per i dispositivi di protezione individuale), utilizzando e sfruttando invece il marchio già illecitamente apposto sui prodotti.

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I responsabili delle aziende ispezionate di vendita all’ingrosso di prodotti farmaceutici sono stati quindi denunciati alle competenti Autorità Giudiziarie per l’ipotesi di frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. Anche questo intervento testimonia l’impegno dei Reparti della Guardia di Finanza nel presidiare il territorio per individuare le attività economiche che, approfittando dell’emergenza sanitaria in corso e delle recenti disposizioni regionali che rendono obbligatorio l’utilizzo di mascherine negli spazi aperti, commercializzano dispositivi asseritamente certificati, ma in realtà assolutamente non controllati nella loro rispondenza agli standard dichiarati, così da poter tra l’altro praticare prezzi maggiorati, ingenerando negli acquirenti l’ingannevole convinzione di utilizzare presidi che garantiscono una maggiore protezione dal rischio di contagio.

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