Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca Casal di Principe

Casalesi senza ‘federazione’: Schiavone aiutati dalle famiglie storiche, Zagaria dai ‘colletti bianchi’

Il focus della Dia sul clan ancora egemone nel casertano. I Bidognetti quelli più indeboliti

Un focus speciale, all’interno della relazione semestrale della Dia sulle organizzazioni criminali che è stata consegnata al Parlamento, è dedicato al clan dei Casalesi. Con una nuova prospettiva sul cambiamento in atto.

Casalesi, cede la ‘federazione’: “Ognuno opera autonomamente”

Le informazioni dei nuovi “eccellenti” collaboratori provenienti dai gruppi Schiavone, Bidognetti e Zagaria stanno, però, “consentendo di ricostruire l’evoluzione e i rapporti con il mondo dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione. Del resto le conseguenti numerose vicende giudiziarie - scrive la Dia - sembrerebbero aver inciso sulla struttura federativa dell’organizzazione criminale, rendendo sempre più concreta l’ipotesi che le varie fazioni gestiscano ormai autonomamente il proprio territorio e le connesse attività illecite. L’organizzazione conserverebbe tuttavia le peculiari caratteristiche di struttura dotata di una forza di intimidazione e assoggettamento tale da contenere eventuali scissioni interne”. Il calo del numero dei fatti di sangue per i quali sia individuabile una matrice mafiosa, per gli investigatori, “ comprova la tendenza a prediligere strategie criminali funzionali soprattutto a garantire l’ingerenza nei settori economici e nelle dinamiche dell’apparato pubblico amministrativo attraverso consolidate reti di connivenze e complicità”.

Le nuove generazioni di camorristi: la droga per rimpinguare le casse del clan

L’ evoluzione del cartello camorristico vede poi le compagini dei Casalesi “connotate dalla presenza di giovani, per la gran parte rappresentanti delle ultime generazioni delle famiglie mafiose, orientati verso la creazione di estemporanee aggregazioni criminali. Tutto ciò assieme alla necessità di rimpinguare le casse sembrerebbe favorire il sempre più frequente ricorso da parte di alcune componenti della federazione anche al traffico a livello locale degli stupe- facenti un campo che in passato nell’orientamento strategico casalese era solo episodicamente contemplato“.

La famiglia Schiavone affidata al “sodale libero”

Una posizione di rilievo viene mantenuta dalla famiglia Schiavone che "continuerebbe a mantenere la supremazia sui territori di competenza anche grazie alla gestione, di volta in volta, affidata al sodale libero più autorevole e alla incondizionata fedeltà degli affiliati verso l’organizzazione”. Orbitano intorno agli Schiavone alcuni “aggregati criminali di tipo familiare come i Panaro, i Corvino ed i Bianco di Casal di Principe, i Caterino, Diana, Martinelli di San Cipriano o come la famiglia Russo storicamente legata al fondatore del clan da sempre un punto di riferimento del sodalizio”.

I Bidognetti sono i più indeboliti

La famiglia più indebolita è quella dei Bidognetti anche a seguito delle scelte collaborative da parte di alcuni suoi elementi di vertice. “Ciononostante conserverebbe il proprio potere criminale anche grazie a rapporti storici con i giuglianesi Mallardo e i napoletani Licciardi. In funzione dell’evoluzione degli assetti interni appare peraltro rilevante la recente scarcerazione (luglio 2020) di un elemento apicale referente del clan nel comune di Lusciano il quale potrebbe riassumere la gestione delle attività criminali sul territorio”.

Gli Zagaria aiutati da figure politiche ed imprenditoriali

Nonostante la detenzione dello storico capoclan Michele, la famiglia Zagaria, per la Dia, “conserva il suo potere criminale forte di una rete di complicità intessuta negli anni con figure politiche e imprenditoriali che le hanno permesso di diversificare ed estendere investimenti e interessi economici. Ciò in linea con la principale strategia affaristica del sodalizio finalizzata soprattutto a influenzare e indirizzare eventuali procedure di assegnazione di appalti e fondi pubblici a vantaggio delle imprese controllate dal trust imprenditoriale casalese. Il gruppo agiva alterando e monopolizzando le logiche di mercato in modo da rendere quasi impossibile per una impresa estranea al sistema riuscire ad esercitare un ruolo concorrenziale”.

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