Narcotizzata e violentata, giudizio immediato per il Mago Ermes

Il processo fissato ad ottobre. Si valutano anche il rito abbreviato

Giudizio immediato per il Mago Ermes, il 66enne di Santa Maria a Vico accusato di violenza sessuale ai danni di una donna che si era rivolta a lui per alcuni problemi personali che sperava di risolvere tramite la magia. L’inizio del processo è fissato ad ottobre, ma in quell’occasione l’avvocato Carlo Perrotta, che cura la difesa del mago, potrebbe anche ufficializzare una scelta diversa. Sul tavolo l’ipotesi di un rito abbreviato. V.D.M. è attualmente ancora rinchiuso in carcere. 

Le indagini della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, affidate ai carabinieri di Maddaloni, partirono dopo la denuncia della donna che, nel luglio 2019, si era recata all’ospedale di Maddaloni perché non si sentiva bene per poi essere trasferita all'Ospedale San Paolo di Napoli. Dai racconti era emerso, che, dopo una cena a casa del mago, la donna si era svegliata nella predetta abitazione, intorpidita, senza ricordare nulla della sera precedente.  Si mise alla guida ma più volte venne colta dal torpore al punto da uscire per 2 volte di strada. Per questo la donna venne ricoverata. All'esito delle prime analisi, le venivano riscontrate tracce di benzodiazepine, sia nel sangue che nelle urine. Una volta allertate le autorità dagli stessi sanitari, venivano disposte immediatamente le indagini necessarie a far luce sulla vicenda, tra cui gli opportuni prelievi volti ad evidenziare la presenza di tracce biologiche, rilevanti per accertare un possibile abuso sessuale. La vittima e sua figlia sono state ascoltate dai carabinieri e sono state esperite intercettazioni ambientali ed analizzato lo smart-phone poi sequestrato all'indagato. 

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Dal complesso degli elementi acquisiti, secondo la Procura, è emerso “il vile approfittamento, da parte dell'indagato, dello stato di fragilità della donna”. L’uomo, secondo la ricostruzione investigativa, dopo aver acquisito un particolare ascendente sulla vittima, garantendole la risoluzione di problemi sentimentali attraverso rituali e sortilegi, la induceva a consegnargli somme di denaro e, successivamente, la induceva vanamente ad avere con lui rapporti sessuali. A fronte dei continui rifiuti, l'indagato riusciva ad invitare la donna a casa e offrendole un aperitivo in cui aveva già sciolto del narcotico (la stessa sostanza che veniva individuava nel sangue e nelle urine della vittima, in quantità tali da cagionarle la perdita dei sensi), le procurava uno stato di incapacità, per poi violentarla. 

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