Cronaca

Dalle ragazze costrette a prostituirsi alle false certificazioni Covid: il business della“malavita straniera”

Dai nigeriani agli albanesi fino ai cinesi: ecco cosa controllano nel casertano ed in Campania

Droga, prostituzione e contraffazione. Sono questi i tre “mercati” che la criminalità straniera gestisce in provincia di Caserta e nel resto della Campania secondo quanto emerge dal report semestrale della Direzione investigativa antimafia reso noto nei giorni scorsi.

“Si deve considerare la sempre maggiore presenza nella Regione di organizzazioni composte da soggetti di nazionalità straniera tra le quali le più diffuse e pericolose risulterebbero quelle di origine africana (nigeriana) e dell’est europeo” si legge.

I gruppi nigeriani, inizialmente concentrati nella provincia di Caserta (in particolare nel Litorale Domitio), “opererebbero ormai su buona parte del territorio. Sono confermate la capacità aggregativa e l’elevata pericolosità operativa delle consorterie in argomento agevolate da una strutturazione in network criminali transnazionali, con basi operative in Nigeria e in Libia, attraverso i quali verrebbero gestiti i principali traffici condotti, quali quelli degli stupefacenti e della tratta delle persone, in particolare di ragazze da avviare alla prostituzione”.

Il narcotraffico, invece, "resterebbe l’illecito privilegiato anche dalle compagini albanesi che sembrerebbero mantenere i legami talvolta anche di natura familiare con cellule operative in madrepatria”.

E poi c’è la criminalità cinese che “risulterebbe ancora prevalentemente coinvolta nella produzione, importazione e commercializzazione di merci di vario genere contraffatte o difformi dagli standard di sicurezza imposti dalle normative comunitarie, nonché nel contrabbando doganale”.

Le restrizioni epidemiologhe, inoltre, evidenzia la Dia, hanno alimentato nel periodo i traffici di documenti falsi come comprovato dall’operazione del 10 dicembre 2020 con cui i Carabinieri hanno ricostruito un business legato alla contraffazione di “certificazioni anti-Covid” praticata da un’agenzia di viaggi con sede a Napoli che avrebbe fornito, per la maggior parte a cittadini stranieri, la falsa attestazione di tampone molecolare negativo. L’agenzia era gestita dal genero e dalla figlia del boss di Forcella del clan STOLDER. Oltre a 300 fotocopie di documenti di identità di cittadini extracomunitari sono stati rinvenuti anche 500 referti sanitari attestanti una falsa negatività al Covid da abbinare a titoli di viaggio per paesi esteri redatti con la complicità di un laboratorio cittadino”.

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