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Lucia Ferrara

Lucia Ferrara

Due medici a processo per la morte di Lucia Ferrara

La ragazza deceduta a 17 anni: per la Procura era un evento che si poteva evitare

Enrico Coscioni (consulente della Sanità del governatore Vincenzo De Luca) insieme ad un collega chirurgo sono stati rinviati a giudizio per concorso in omicidio per colpa medica. I due medici del reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno sono accusati dalla Procura della morte di Lucia Ferrara, la ragazza di 17enne originaria di Caserta ma residente a Cava de’ Tirreni, deceduta nel settembre del 2019, presso l’azienda ospedaliera universitaria di Salerno, dopo un intervento chirurgico. Nei giorni scorsi il gip Scermino, al termine dell’udienza preliminare, ha accolto la richiesta del pm Cincada rinviando a giudizio i due medici ed anche il Ruggi per l’eventuale risarcimento dei danni.  La prima udienza è in programma il prossimo 15 giugno.

La tragedia si è materializzata il 28 agosto 2019, quando la ragazza fu accompaganta dal padre in ospedale a Cava. La giovane doveva essere visitata al cuore, con una serie di accertamenti disposti nei tre giorni di ricovero nell'ospedale metelliano. Poi il trasferimento a Salerno. In sala operatoria la ragazza entrò il 29 agosto. Dopo l'operazione era previsto il trasferimento in Terapia intensiva, ma la ragazza restò nel precedente reparto per più ore, fino alle 20, quando le sue condizioni si aggravarono. Nei giorni successivi le condizioni, secondo le indagini, si sarebbero stabilizzate, poi il 3 settembre la corsa nuovamente in sala operatoria. Fino al decesso, comunicato ai genitori, che decisero di sporgere denuncia, sottolineando che più volte erano stati rassicurati dai medici, in particolare dal primario che operò la ragazza.

Stando alle accuse della Procura, i due medici avrebbero omesso di svolgere una "indagine strumentale preparatoria finalizzata alla valutazione anatomica delle arterie coronarie", prima di eseguire l'intervento chirurgico. Durante l'operazione, vi sarebbe stata una "errata manualità chirurgica" che provocò "l'occlusione iatrogena dell'arteria circonflessa responsabile dell'infarto acuto del miocardio". Infine, i due avrebbero omesso di gestire in maniera corretta l'evento che da li a poco si generò. 

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