Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Lubrano ucciso per vendetta, Panaro svela il summit della 'condanna a morte'

Il figlio di Vincenzo eliminato per vendicare il delitto di Emilio Martinelli. La battuta data dalla masseria

Il racconto di Nicola Panaro

L'omicidio di Raffaele Lubrano, figlio del capoclan Vincenzo, avvenne per vendicare un altro delitto, quello di Emilio Martinelli, fratello del ras dei Casalesi Enrico. E' quanto emerge dall'inchiesta della Dda che, in seguito al ricorso al Riesame (confermato poi dalla Cassazione), si è vista validare la richiesta di arresto a carico dei mandanti, Michele Zagaria e Giuseppe Caterino (alias Peppinotto) e nei confronti di Antonio Santamaria e Salvatore Nobis (alias Scintilla) che svolsero il ruolo di 'specchiettisti' per l'agguato, avvenuto a Pignataro Maggiore nel novembre del 2002. 

A ricostruire la vicenda è stato Nicola Panaro, all'epoca reggente insieme a Francesco Schiavone 'Cicciariello' della fazione degli Schiavone ed oggi collaboratore di giustizia. Panaro partecipò infatti al summit in cui venne decretata la condanna a morte di Lubrano nonostante anni prima dal capoclan Franecsco Schiavone Sandokan avesse stabilito che l'area territoriale delle montagne, cioè l'agro caleno, dovesse ricadere sotto il diretto controllo della fazione Schiavone. Nelle direttive, comunque, Sandokan aveva anche stabilito che "su questa stessa zona potessero continuare ad operare i Ligato-Abbate" ed anche i Lubrano che potevano "continuare i loro affari purché non sconfinassero negli interessi del clan dei Casalesi", ha riferito Panaro. 

Questo l'equilibrio stabilito. Un equilibrio che, però, venne sgretolato quando, durante il processo Spartacus, il collaboratore di giustizia Antonio Abbate raccontò che Emilio Martinelli era stato ucciso da Raffaele Lubrano e dai suoi sodali. Una dichiarazione che Enrico Martinelli, ras dei Casalesi e fratello della vittima, ascoltò in diretta in udienza e che, uscito dal carcere proprio nel 2002, lo portò a maturare la vendetta. 

"Appena tornato in libertà (Martinelli) si incontrò immediatamente con me e Francesco Schiavone Cicciariello - ha spiegato Panaro - Ci portò a conoscenza del fatto raccontato da Abbate Antonio". Martinelli iniziò così a fare opera di persuasione anche "con gli altri esponenti apicali del clan, ossia Antonio Iovine, Giuseppe Caterino e Michele Zagaria". Nel corso di un incontro tra capi svolto a San Cipriano ci fu unione di intenti: "parteciparono in maniera convinta alla decisione di mettere a morte Lubrano". Cicciariello diede il 'nulla osta' e ciascuno dei capi dei Casalesi piazzò propri uomini per la commissione del delitto. 

Tra questi Panaro ricorda "Salvatore Nobis detto Scintilla, uomo di Michele Zagaria, il quale si stava organizzando per partecipare alle fasi dell'omicidio appoggiandosi ad una masseria che si trovava in Brezza e che era di un tal Ciccio Zagaria, altro uomo di Michele Zagaria", conclude Panaro.

Proprio dalla masseria venne data la battuta. Il commando raggiunse Lubrano che era in auto e lo crivellò di colpi. La vittima, dopo un incidente, tentò anche una disperata fuga a piedi ma venne raggiunta dai sicari dei Casalesi e finita.   

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