Libretto postale del ras, 'no' alla confisca: "Ci sono solo 55 centesimi"

La sezione Misure di Prevenzione ha rigettato la richiesta avanzata dalla Dda per i risparmi di Di Tella

Sul libretto c'erano meno di 55 cent

La Dda di Napoli chiede dopo 9 anni la confisca di un libretto postale ordinario intestato alla moglie di Antonio Di Tella, alias 'o puorc' affiliato al clan dei Casalesi fazione Bidognetti, su cui però sono rimasti solo 0,55 centesimi di euro. E' questa la vicenda paradossale che è finita dinanzi ai giudici della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che hanno rigettato l'istanza.

L'applicazione della misura patrimoniale del sequestro, finalizzata alla confisca dei beni di Antonio Di Tella, venne avanzata nel marzo 2011 e riguardava un libretto nominativo ordinario intestato alla moglie di Di Tella aperto presso l'ufficio postale di Casal di Principe con un saldo contabile di circa 30.000 euro. Per la Dda quei soldi erano legati alle attività illecite commesse da Di Tella, attualmente detenuto in carcere a Lanciano.

Antonio Di Tella, infatti, era uno dei fedelissimi del clan dei Casalesi in nome del quale si rese responsabile di estorsione aggravata al fine di agevolare il clan, tentato omicidio con l'aggravante della finalità mafiosa, violenza privata aggravata. Nell'ottobre del 2011 venne tratto in arresto dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Casal di Principe insieme ad altre 6 persone, di cui 4 affiliate al clan dei Casalesi fazione Bidognetti e 3 affiliati al medesimo clan fazione 'Tavoletta Ucciero' poiché responsabili di tentato omicidio, porto e detenzione di armi da guerra, tentata estorsione aggravata, ricettazione e favoreggiamento.

In particolare in piena faida tra le due fazioni nell'ottobre del 2007 a Villa Literno alcuni esponenti del gruppo capeggiato da Bidognetti (Emilio Di Caterino, Massimo 'o' capritto'Alfiero, Antonio 'o puorc' Di Tella, Luigi Grassia, Vincenzo 'o schizzat' Letizia, Luigi Tartone, Nicola 'ucculone' Di Domenico) ferirono in un agguato alcuni affiliati al clan Tavoletta - Ucciero (Vincenzo 'cul e paper' Ucciero, Antonio Schiavone, Giuseppe Mione) che avevano tentato di estorcere denaro al titolare di una fabbrica di fuochi pirotecnici con sede a Villa Literno già taglieggiato, esplodendo nei loro confronti numerosi colpi di kalashnikov e di pistola calibro 40 al solo scopo di riaffermare il predominio della fazione Bidognetti sul gruppo avverso dei Tavoletta - Ucciero nel territorio di Villa Literno non riuscendo nel tentativo omicidiario in quanto le vittime seppur attinte da colpi di arma da fuoco riuscirono a fuggire.

Nonostante l'intenso curriculum criminale su quel conto corrente c'era rimasto ben poco. Dai successivi accertamenti disposti in corso di giudizio è stato appurato che sul libretto di Di Tella vi fosse solo un saldo attivo pari a 0,55 centesimi di euro. Non essendo emersi dati di novità rispetto al passato, il legale di Di Tella, l'avvocato Ferdinando Letizia ha richiesto il rigetto della misura patrimoniale della confisca ottenendo dal tribunale sammaritano il decreto di rigetto della proposta patrimoniale avanzata dalla Dda di Napoli data l'inutilità dell'ablazione e la definitiva confisca del libretto non provenendo da essa alcun utile per l'Erario Statale.

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