Lavori al cimitero, Schiavone: "Ferraro diede una quota al sindaco"

Il figlio di Sandokan racconta di una mazzetta da 350mila euro dagli imprenditori Mastrominico

Nicola Schiavone e Nicola Ferraro

Un rapporto di fiducia quello che legava gli imprenditori Pasquale e Giuseppe Mastrominico al clan dei Casalesi. Un intreccio prima con il boss Antonio Iovine e poi con il gruppo Schiavone. A tessere le trame di questo rapporto tra i fratelli imprenditori e la camorra è il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone che sta aiutando i magistrati della Dda a navigare nell'area grigia, nella terra dove si incontrano gli interessi di politici corrotti, imprenditoria e criminalità organizzata in uno schema simile a quello di Mafia Capitale. 

Schiavone nel corso di verbali recenti racconta la vicenda dei lavori al cimitero di Villa Literno che sarebbero stati gestiti dai Mastrominico con un project financing. "Con riferimento ai lavori del cimitero di Villa Literno - ha detto Schiavone ai pm della Dda di Napoli - circostanza di cui sono assolutamente certo, perché ho percepito una quota, gli stessi (i fratelli Mastrominico nda) si lamentarono di averci rimesso avendo avuto grosse difficoltà a vendere le cappelle ed i loculi e ciononostante avevano dovuto comunque pagare la nostra parte così come stabilito nell'accordo iniziale". Schiavone ci tiene a precisare che non si trattava di una "quota estorsiva ma di una quota di partecipazione perché avevamo procurato noi questo lavoro ai Mastrominico". 

La somma da versare al clan era di "350mila euro" che furono suddivisi in questo modo: "due quote io ed una Nicola Ferraro", ex consigliere regionale dell'Udeur e ritenuto il trait d'union tra il clan dei Casalesi e gli amministratori locali. Ferraro a sua volta, secondo quanto riferito dal rampollo di casa Sandokan, "riconobbe dalla somma ricevuta anche la parte destinata al sindaco Enrico Fabozzi (non indagato nda) persona di fiducia di Ferraro".  

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