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Michele Zagaria

Michele Zagaria

Il pentito degli Schiavone: "Al Jambo Zagaria si prese la carne e pure l'osso"

Interrogatorio fiume di Salvatore Laiso al processo per il business dei Casalesi nel centro commerciale

"Michele Zagaria si prendeva la carne e pure l'osso". Sono queste le parole del collaboratore di giustizia Salvatore Laiso che stamattina è stato ascoltato come testimone nell'ambito del processo Jambo, sugli interessi del capoclan Zagaria nel centro commerciale di Trentola Ducenta, che si è celebrato stamattina dinanzi al collegio presieduto dal giudice Roberto Donatiello del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. 

Laiso ha raccontato della sua partecipazione al clan dei Casalesi, dal 2004 al 2010, nelle fila della fazione retta da Nicola Schiavone. "Prima del 2004 mi occupavo di rapine e di spaccio di droga ma già nel 2003 conobbi Vincenzo Conte detto Naso 'e Cane e Vincenzo Schiavone detto Petillo. Mi dissero di accompagnarli a fare un servizio (si trattava di un appostamento per il duplice omicidio Caterino - De Falco nda) ma già prima gli davo auto o moto rubate ma non mi facevo pagare". 

Nel febbraio 2004 Laiso venne arrestato e nel reparto Tevere del carcere di Santa Maria Capua Vetere ebbe modo di incontrare nuovamente Vincenzo Schiavone "Petillo" e Giuseppe Misso che "mi dissero di lasciar perdere le rapine e di entrare a far parte del clan". Dopo 3 mesi Laiso uscì di galera e si recò a casa di Vincenzo Conte, reggente degli Schiavone, a Villa di Briano dove ricevette "l'incarico sulla zona di Santa Maria Capua Vetere e dell'Agro Caleno". 

Per tre anni si occupa di omicidi ed estorsioni presso i cantieri edili i cui proventi "li consegnavo a Vincenzo Conte" mentre per lui lo stipendio da affiliato era di "1500 euro al mese". Nel 2005, seguendo il racconto di Laiso che ha risposto alle domande del pm D'Alessio, venne nuovamente arrestato "per una rapina ad un minorenne con la condanna che era diventata definitiva".

Uscì di galera nel 2007 e "mi chiamò Nicola Schiavone e mi disse che dovevo avere contatti solo con lui". Anche la zona affidata cambia: "Passai sulla zona di Trentola Ducenta e dell'Agro Aversano". Ma Trentola Ducenta era una zona di competenza di Michele Zagaria. 

"Non sono mai andato al Jambo per conto degli Schiavone. Sapevamo che Michele Zagaria aveva interessi nel Jambo tramite Alessandro Falco. Ne parlammo durante una riunione e Nicola Schiavone ci disse che sul Jambo Zagaria si era preso la carne e voleva pure l'osso. Capitava che alcuni imprenditori quando noi andavamo a chiedere l'estorsione ci rispondessero che già stavano a posto con Zagaria e questo rendeva i rapporti tra Zagaria e Schiavone non buoni. Ricordo in una riunione in cui Nicola Schiavone disse che voleva eliminare gli affiliati al gruppo Zagaria e lo stesso Zagaria". 

Ma gli Schiavone non si diedero certo per vinti e qualcosa al Jambo riuscirono a portarla a casa. "Chiedemmo al sindaco Nicola Pagano - ha riferito Laiso - eletto con i nostri voti assunzioni. Riuscimmo a far assumere Costantino Morelli (fratello di Carmine Morelli detto 'o Zingaro, killer del gruppo Schiavone) nella vigilanza del parcheggio del Jambo". 

Laiso ha poi raccontato che nel 2009 venne arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e la persona che era con lui venne trovata in possesso di "una decina di grammi di cocaina". Questo fece infuriare Nicola Schiavone che "sospese il pagamento dello stipendio". Nell'aprile del 2010, mentre si trovava ai domiciliari, venne ucciso suo fratello Crescenzo Laiso e di lì la scelta di collaborare con la giustizia. "Volevo dare ai suoi figli un futuro diverso e vendicarlo", ha concluso. 

Nel corso dell'udienza di oggi, infine, è proseguito il controesame da parte delle difese dell'ex dirigente del commissariato di Casal di Principe e della Squadra Mobile di Caserta Alessandro Tocco, oggi dirigente a Lamezia Terme. Tocco ha confermato come nelle informative da lui redatte "gli aspetti amministrativi ed economici fossero appresi dai consulenti nominati dalla Procura Cutolo e Boeri". La sua escussione è proseguita sull'acquisto da parte della Cis Meridionale di alcuni terreni utilizzati per l'ampliamento del Jambo, avvenuto secondo gli inquirenti grazie ad atti amministrativi illeciti. La testimonianza di Tocco proseguirà la prossima udienza fissata all'inizio di novembre. 

Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati Carlo De Stavola, Furgiuele, Domenico Cesaro, Giuseppe Stellato e Marrandino.   

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