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Sabato, 2 Luglio 2022
Cronaca

Giudici revocano sospensione ad infermiera Asl non vaccinata contro il Covid

Il tribunale accoglie il ricorso: “Delibera abnorme, priva di argomentazione”

Sospesa dal lavoro per la mancata vaccinazione anti Covid-19, nonostante certificati e documenti che attestassero come, per lei, era meglio evitarla dati i profili fisici che l’affliggevano. Eppure c’è voluto un ricorso al tribunale del lavoro di Santa Maria Capua Vetere per far rispettare i diritti di una infermiera casertana, dipendente dell’Asl di Caserta, che si era vista sospendere sia dal lavoro che dall’ordine di riferimento. Questo, appunto, a causa della mancata vaccinazione anti Covid che, però, come lei stessa aveva certificato all’Asl, tramite una serie di documenti medici, le era stata sconsigliata.

Dall’azienda, però, non hanno voluto sentire ragioni ed hanno fatto scattare la sospensione. Bocciata, però, dal tribunale del lavoro di Santa Maria Capua Vetere, in composizione collegiale, presieduto da Roberto Pellecchia. Ed i giudici nelle motivazioni parlano di provvedimento “del tutto abnorme perché privo di qualsivoglia giustificazione/argomentazione concernente la specifica posizione della reclamante. La motivazione della delibera è, infatti, del tutto generica, perché richiama la documentazione versata in atti da coloro che non avevano medio tempore adempiuto all’obbligo vaccinale, ma non riporta alcun riferimento specifico alle singole posizioni del personale destinatario del provvedimento di sospensione sino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale”.

I giudici hanno evidenziato che “l’Asl si limita in maniera del tutto anodina ad asserire che gli stessi non siano idonei e che siano stati rilasciati dal medico di medicina generale senza alcunché puntualizzare”. Ma questo non basta per sospendere dal servizio una infermiera, considerando che nessuna contestazione è stata fatta sulla documentazione. Per questo motivo, il ricorso presentato dall’avvocato Renato Labriola è stato accolto e l’azienda sanitaria casertana è stata condannata anche al pagamento delle spese di liti per 5mila euro.

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