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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca Parete

Luigi ferito alla testa per 'errore': l'arrestato stava provando la pistola per Capodanno

I retroscena sull'indagine che ha portato all'arresto del 35enne che ha ferito il giovane calciatore

Era già stato messo ‘sotto torchio’ dagli inquirenti V.R., il 35enne di Parete arrestato questa notte dai carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa dopo 11 mesi di indagini perché gravemente indiziato di tentato omicidio, lesioni gravissime e della detenzione illegale dell’arma con la quale ha sparato il proiettile che alla vigilia di Natale dello scorso anno ha colpito alla testa il 14enne Luigi P..

Le perizie tecniche e balistiche

È quanto emerge dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord, svolta dai carabinieri guidati dal tenente colonnello Donato D’Amato. Mesi in cui numerosi esperti hanno contribuito con perizie tecniche e balistiche, in laboratorio e sul luogo della tragedia: il 14enne, giovane promessa del calcio, venne raggiunto da un proiettile in parabola discendente mentre stava passeggiando con alcuni amici lungo via Vittorio Emanuele.

I tre colpi esplosi da un terreno agricolo

A sparare, come ricostruito dall’indagine, è stato V.R., da un terreno di sua proprietà a circa 300 metri dal luogo in cui Luigi è stato centrato. L’uomo, che si stava ‘esercitando’ in vista del Capodanno, ha sparato un totale di tre colpi con una pistola calibro 9x21 illegalmente detenuta: uno, esploso ad altezza uomo, venne ritrovato conficcato in un’auto parcheggiata in via Vicinale Vecchia; un secondo, sparato verso l’alto, fortunatamente non colpì nessuno; il terzo purtroppo finì per raggiungere Luigi.

Le indagini sull’arrestato e la scomparsa dell’arma

Le indagini partite subito dopo la drammatica vicenda portarono gli inquirenti proprio in quel terreno, di proprietà di V.R.. L’abitazione del 35enne venne già all’epoca sottoposta a perquisizione, dove però non fu trovata alcuna pistola. Come emerso dalle indagini l’uomo, subito dopo aver sparato ed essersi reso conto di quanto accaduto, si sarebbe disfatto dell’arma detenuta illegalmente. Undici mesi di indagini, ricostruzioni, perizie ed esperimenti sul luogo in cui stava per compiersi la tragedia hanno portato quindi gli inquirenti a stabilire che i colpi erano partiti proprio dal terreno di V.R., finito in manette stanotte.

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