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Cronaca

Migliaia di cittadini spiati in momenti intimi negli spogliatoi ed a casa: video venduti a 20 euro

Undici indagati dalla polizia postale: perquisizioni anche a Caserta

Spogliatoi, studi medici e finanche a casa. Nessuno poteva stare tranquillo. Perché tramite le telecamere collegate ad internet c’era chi riusciva a spiare ovunque i cittadini e, soprattuto, rivendere la loro sfera intima a clienti disposti a pagare per avere frame e video hot. E’ quanto ha scoperto la polizia postale che indagando per accesso abusivo al sistema informatico ed associazione a delinquere su undici persone, presunti membri di due diversi gruppi accusati di aver spiato la vita intima di centinaia di privati cittadini, bambini compresi, e di aver venduto per poche decine di euro le chiavi per accedere alle immagini. La Procura di Milano sta valutando la possibilità di profili di reato legati alla pornografia.

Il gigantesco “Grande Fratello amatoriale” era a beneficio di migliaia di spioni da remoto. A pagamento, ma a cifre contenute per raggiungere la più larga fetta di pubblico possibile. "L'accesso costa 20 euro ed è per sempre!", ammiccava l'annuncio su Telegram, promettendo un "canale in continuo aggiornamento". Ma c'era anche una versione evoluta, una tariffa Vip da 40 euro che regalava ai voyeur le password per connettersi direttamente con le telecamere violate, e scegliere quali e quando guardare, alla ricerca del dettaglio piccante, della sbirciata su uno spogliarello involontario, o su un momento di intimità.

I due gruppi criminali neutralizzati dalla Polizia postale agivano in parallelo e avevano una struttura ben delineata: giovanissimi gli hacker all'attacco degli Nvr ( i videoregistratori digitali), compreso un diciassettenne riminese dalla strabiliante abilità informatica, più esperti i promotori, compreso un grafico pubblicitario 43enne, di Milano, che faceva soltanto il pr, come si faceva una volta per le discoteche. C'erano perfino i controllori della qualità delle immagini rubate alle ignare vittime, riprese attraverso comuni telecamere collegate al web: dalla Rete, i frame intimi diventavano pubblici e quegli occhi elettronici diventavano "spy-cam", gonfiando "un maxi archivio - diceva ancora il claim - dove puoi trovare materiale unico". Proibito. E vietatissimo.

Dieci le perquisizioni effettuate dalla Postale in tutta Italia: da Milano a Roma, da Maranello a Ovada, da Sanremo a Treviso e giù verso Rimini, Pisa, Caserta e Ragusa. In totale sono stati sequestrati 10 smartphone, 3 workstation, 5 computer portatili, 12 hard disk e svariati spazi cloud, oltre a tutti gli account social utilizzati dagli inquisiti. Undici gli indagati, compreso un cittadino ucraino al momento irreperibile.

L’inchiesta è partita nel 2019 seguendo due filoni. Il primo, nato da una segnalazione della Polizia Postale neozelandese, ha portato a un arresto per possesso di materiale pedopornografico: sviluppando il materiale elettronico sequestrato, gli investigatori hanno trovato tracce di questo commercio clandestino. Che è esploso con la pandemia e la moltiplicazione dell'uso di chat, webcam e annessa tecnologia domestica. Altre sono arrivate dalla denuncia di un utente di una piscina della provincia di Monza, infastidito per la presenza di telecamere a circuito chiuso in spogliatoio: erano state installate a seguito di furto ma le immagini, aveva scoperto suo malgrado, circolavano dove non dovevano.

Si pagava in cryptovaluta (il volume d'affari certificato è di almeno 50mila euro) iscrivendosi a un canale Vk (la piattaforma social più diffusa in Russia) o su Telegram, dove gli "spioni" rassicuravano gli aspiranti clienti: "Tranquilli, non sarete scoperti, la polizia italiana mette le denunce nel cassetto". E proprio il senso di impunità, raccontano gli investigatori, aveva abbassato il livello di cautela degli indagati, con i loro messaggi promozionali espliciti.

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