Ucciso sotto casa, verifiche su altri possibili ‘aiuti’

La Procura sta valutando anche la posizione del familiare trovato in albergo

Ferdinando Longobardi è stato ucciso sotto casa con due colpi di pistola

In attesa di conoscere il futuro di Luigi Ottavio Manzilli, il 33enne sottoposto a stato di fermo per l’omicidio di Ferdinando Longobardi, ucciso sotto la sua abitazione del rione San Nicola la sera del 4 settembre scorso, non si fermano le indagini sul caso che ha sconvolto la città del litorale domizio.

Il fermo di Manzilli, catturato dopo una settimana di ricerche dai carabinieri del Reparto operativo di Caserta in un albergo tra Pozzuoli e Quarto, dovrà essere convalidato dal giudice nelle prossime ore. Resta ancora un giallo invece il movente che ha spinto Manzilli a sparare due colpi al petto di Longobardi, 29enne tornato in libertà nel dicembre scorso dopo una condanna a 10 anni. Secondo gli inquirenti il delitto sarebbe “maturato in un ambiente particolarmente intriso di criminalità” e probabilmente legato a dei dissidi tra la vittima e Manzilli.

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Da chiarire anche alcuni aspetti legati alla fuga del sospettato, catturato dai militari in un blitz che ha visto coinvolti 20 carabinieri che armi in pugno si sono introdotti contemporaneamente nella stanza, bloccando il ricercato. La certezza è che la fuga di Manzilli subito dopo l’omicidio è stata favorita da un parente, non un familiare stretto, pedinato dai carabinieri e che ha involontariamente condotto i militari nell’albergo del napoletano. Il familiare di Manzilli, incensurato, è stato segnalato all’autorità giudiziaria che si riserverà di valutare l’eventuale iscrizione nel registro degli indagati per favoreggiamento. Bocce cucite da parte degli inquirenti invece sull’eventuale presenza di altri ‘fiancheggiatori’ di Manzilli nella fuga terminata nella notte tra mercoledì e giovedì.

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