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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Incidenti stradali

Schianto in moto, muore carbonizzato il broker casertano dei vip

Lo schianto sulla Salaria nelle due ore di permesso dai domiciliari. Bochicchio era accusato di aver truffato Conte, Lippi e vari calciatori

E’ giallo sull’incidente di moto – avvenuto attorno a mezzogiorno lungo la via Salaria, nella capitale – nel quale ha perso la vita, carbonizzato, il broker Massimo Bochicchio, 56 anni originario del casertano. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire la dinamica dello schianto della sua Bmw avvenuto durante le due ore di permesso quotidiano che al 56enne erano state concesse per uscire dagli arresti domiciliari.

A breve Bochicchio – accusato di abusiva attività finanziaria e riciclaggio internazionale per aver raccolto senza alcuna autorizzazione circa 500 milioni di euro, dal 2011, ai danni di personaggi del gotha del calcio come Antonio Conte e Marcello Lippi – sarebbe dovuto comparire all’udienza del processo in corso davanti ai giudici romani di Piazzale Clodio. Un procedimento nel quale sono confluiti anche gli atti raccolti dalla magistratura milanese.

Negli anni, Bochicchio – latitante tra Hong Kong e Singapore prima di essere espulso da Giacarta, in Indonesia, e fatto rientrare in Italia il 17 luglio 2021 sotto la stretta dell’Interpol – avrebbe raccolto attraverso le società Kidman Asset Management e Tiber Capital che guidava da Londra “cospicui capitali”. Intercettato affermava di aver movimentato addirittura “1 miliardo e 800 milioni” di euro. Soldi che avrebbe dirottato in investimenti tra “Singapore, Hong Kong ed Emirati Arabi Uniti, promettendo alti rendimenti”. E cercando di “occultare o ostacolare l’identificazione degli effettivi beneficiari delle somme“, investite con strumenti ad “alto rischio”.

Gli sono stati sequestrati beni per 70 milioni di euro, anche la casa a Cortina, ma nessuna delle 34 persone che lo hanno denunciato – tra i quali l’ex calciatore Patrice Evra e l’attaccante Stephan El Shaarawy – ha ancora rivisto un quattrino. Anche manager, come i procuratori Federico Pastorello e Luca Bascherini, e ambasciatori come Raffaele Trombetta, gli hanno affidato i soldi con il miraggio di buoni guadagni. Ma i raggirati potrebbero essere molti di più, gli inquirenti ritengono possibile che ci sia chi ha preferito rimanere nell’ombra piuttosto che rivelare investimenti fatti magari con denaro scudato. Con la morte di Bochicchio – da accertare se la moto abbia preso fuoco e sia esplosa prima o dopo essere andata a sbattere contro un muro – i segreti del broker ‘bon vivant’ di casa a Capalbio e nella Roma ‘bene’ saranno ancora più inaccessibili.

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