Inchiesta bis su 'Pineta Grande', tremano anche i vertici nella sanità regionale

La Procura: "Posti di lavoro in cambio di favori". La ricostruzione: volevano depotenziare le strutture pubbliche per avvantaggiare il privato. La circolare per l'ampliamento dettata al telefono

Il patron di Pineta Grande Vincenzo Schiavone

Non c’è solo la capacità di “interfacciarsi” con la politica ed i tecnici degli uffici comunali, ma anche quella di avere un “rapporto privilegiato” con la struttura commissariale che ha gestito la sanità in Campania per ottenere atti favorevoli ai propri interessi. E’ quanto emerge dall’inchiesta bis della Procura della Repubblica sull’ampliamento della clinica Pineta Grande di Castel Volturno, il cui deus ex machina era l’imprenditore Vincenzo Schiavone. Il quale, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe stretto accordi con pezzi del governo regionale, tesi ad ottenere vantaggi per la propria clinica. E ci sono anche ‘pezzi grossi’ della sanità regionali tra i 48 destinatari del provvedimento di chiusura delle indagini emesso dalla Procura.

“Volevano depotenziare la sanità pubblica”

Oltre ai posti di lavoro in cambio degli atti del Comune, la Procura contesta le irregolarità riguardanti la programmazione del fabbisogno sanitario regionale, commesse dalla struttura commissariale della Regione Campania, con DCA 8/2018 e seguenti, come emergenti dalla consulenza tecnica, dagli esiti delle intercettazioni telefoniche ed ambientali nonché dalle dichiarazioni rese da persone informate dai fatti, anche nella specie degli organi di vertice del Ministero della Salute, da sub commissari della struttura e dagli interrogatori di alcuni co-indagati; compendio probatorio per il quale, secondo la Procura, “il DCA n. 8/2018 si pone in contrasto con la legge regionale 4/2017 e con le disposizioni del decreto legislativo 502 del 1992 e 229 del 1999, in un’ottica diretta a potenziare il settore privato della sanità ed a depotenziare quello pubblico”. 

Posti di lavoro anche agli ‘affini’ della struttura commissariale

Sono stati previsti interventi sul pubblico per ridurre le eccedenze in ordine al rapporto unità operative/Bacini di utenza, mentre nel privato tale eccedenza non solo non è stata ridotta ma si è amplificata con una generica previsione di riduzione nel triennio 2019/2021. Anche in questo caso, così come per il Comune di Castel Volturno, lo stesso meccanismo vede coinvolti i vertici della struttura commissariale della Regione Campania, struttura che istruisce i provvedimenti adottati dal commissario e di cui la clinica Pineta Grande ha beneficiato. Anche in questo periodo, secondo la ricostruzione accusatoria, si verifica l’assunzione da parte del gruppo di alcune persone legate a vincoli di parentela o affinità a soggetti stessi della struttura. 

La circolare ‘dettata al telefono’ per l’ampliamento

Gli stessi soggetti che partecipano, tra le altre, alla stesura ed all’adozione, su dettatura di Vincenzo Schiavone, per il tramite del presidente Aiop Sergio Crispino, della circolare attuativa numero 2045 del 6 settembre 2018. Con questo atto, Schiavone otteneva di poter attuare il suo progetto di fusione-accorpamento con procedura straordinaria di accreditamento, superando le problematiche riguardanti l’autorizzazione alla realizzazione dettate dalle leggi nazionali e regionali. La circolare, inoltre, consentiva a Schiavone di trasferire presso Pineta Grande anche i posti autorizzati esistenti presso Villa Ester, Padre Pio e Villa Bianca, ulteriori rispetto a quelli accreditati e presi in considerazione dal Dca 8/2018.

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“Tutelati solo gli interessi privatistici”

“Queste dinamiche collusive - si legge nella nota della Procura - consentivano alle stesse associazioni di categoria di riscuotere un ruolo non meramente consultivo nell’ambito delle decisioni che la struttura commissariale doveva adottare, ma di conseguire il controllo della stessa direzione generale e della stessa struttura, generando nel tempo, un notevole accrescimento del privato accreditato con depotenziamento del settore pubblico, nell’area dei ricoveri ospedalieri-prestazione per ‘acuti’, in un’ottica diretta a tutelare interessi privatistici”. 

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