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Cronaca Marcianise

Rogo alla Di Gennaro: rifiuti aumentati del 150% in un anno

La relazione dell'Arpac sull'incendio di plastica alla ditta: "Fiamme nella zona del depuratore delle acque"

Un volume d'affari aumentato del 150% nell'ultimo anno. All'interno del sito della Di Gennaro di Pascarola la mole di rifiuti differenziati da stoccare è passata in un anno, tra il 2016 ed il 2017, dalle 6mila tonnellate alle 15mila tonnellate. E' quanto mette nero su bianco l'Arpac nella sua relazione pubblicata ieri.

"Il bilancio di materia è sostanzialmente coerente e dall’analisi di dettaglio per singolo rifiuto è possibile ricostruire i principali flussi di materia. Si evidenzia il trend delle giacenze di fine anno che al 31/12/2016 erano circa 6.600 t, mentre al 31/07/2017 erano circa 15.100 t".

La parte interessata dall'incendio, come dichiarato dalla Responsabile Ambiente e Sicurezza della Società, "è costituita dall’area di stoccaggio delle balle di rifiuti in carta, plastica e legno, già trattati. A tal proposito i tecnici hanno chiesto di fornire informazioni circa le tipologie di rifiuti presenti nell’impianto al momento dell’incendio".

Il rogo "si sviluppava sul piazzale dove si trova l’impianto di depurazione delle acque che pertanto non era accessibile per un’ispezione. Inoltre tale impianto era ovviamente fuori esercizio. I tecnici inoltre hanno effettuato un sopralluogo all’interno dei capannoni per la verifica della situazione. Nel capannone prospiciente l’incendio si verificava la presenza di rifiuti non selezionati e sottovaglio che la ditta stava provvedendo ad allontanare con un ragno. Nella parte retrostante lo stesso capannone vi erano balle di materiale già selezionato in attesa di allontanamento. Nel capannone adiacente vi erano rifiuti costituiti da vetro, legno e ingombranti sempre provenienti da raccolta differenziata".

Sull'accaduto è intervenuta anche Sinistra Italiana. "Dando per buono che l’autocombustione è ormai accertato sia l’equivalente di una favola per bambini, bisognerà capire cosa e perché si è sviluppato l’ennesimo incendio che ha coperto un area vastissima di fumo nero, con probabili diossine, costringendo i cittadini a rimanere chiusi in casa con finestre chiuse con 32 gradi in luglio - si legge in una nota del coordinatore Antonio Dell'Aquila - E' preoccupante perché è solo l’ultimo episodio di una lunga serie di incendi “strani” per tempismo,logistica e caratteristiche. Il primo luglio di quest’anno a Brusciano è bruciata la ditta “ Ecologia Bruscino”,con ennesimo rogo e rischio diossine in un area enorme che ha coinvolto paesi del Nolano,fino a Pomigliano. Ma sono quasi 300 in due anni in tutta Italia gli episodi identici l’uno all’altro che hanno riguardato siti simili. A Treviso, Roma, Torino, Viterbo, Milano, Cagliari, Salerno, Brescia: ricordando la nube tossica simile di un’estate fa dell’Ilside di Bellona o dell’ Ecotransider di Gricignano un anno prima, o quella di Manocalzati di diversi anni fa in Irpinia.

Sinistra Italiana chiede un'indagine seria su quanto accaduto e soprattutto chiediamo controlli preventivi su tutti i siti di stoccaggio e raccolta rifiuti italiani. Perché ci sembra evidente che il fuoco serva a distruggere qualcosa che non dovrebbe essere in quei luoghi. E dato che il "mercato" dei rifiuti speciali e tossico nocivi è sempre fiorente temiamo che quelle nuvole nere nascondano ben altri problemi e rischi. Auspichiamo anche un intervento del ministero dell’ambiente per mettere ordine in questo settore oltre che di quello degli interni per predisporre controlli rigorosi e costanti nei prossimi giorni. Non si può più continuare a far finta di non vedere quanto sta accadendo".

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