Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Casal di Principe

Imprenditori antiracket accusati di camorra e assolti: "E' la fine di un calvario"

I fratelli Diana assistono con compostezza alla lettura della sentenza, poi l'abbraccio dei familiari per un incubo lungo 5 anni

Un semplice sospiro di sollievo alla lettura del verdetto: "assolti", come per lasciarsi alle spalle un lungo incubo giudiziario durato 5 anni.

Vennero arrestati dagli uomini della squadra mobile della questura di  Caserta il 15 gennaio 2019 all'alba. Contestualmente all’arresto degli imprenditori, i fratelli Antonio e Nicola Diana e lo zio Armando, inoltre, vennero sequestrate le 17 società società, a loro riconducibili, tra cui quella per la produzione e lavorazione di materiali plastici, società immobiliari, ditte di imballaggi, esercizi commerciali, società di vendita veicoli industriali, società agricole, dislocate nell’agro aversano, nel centro cittadino casertano e nelle città di Napoli e Milano.

Antonio e Nicola Diana  per anni sono stati considerati imprenditori modello, capaci di sfidare la camorra sul terreno “a lei più redditizio”, quello della gestione dei rifiuti. Poi l’inchiesta della Dda di Napoli, li ha 'marchiati' con l’accusa più infamante, quella di essere “imprenditori amici” del capoclan dei Casalesi Michele Zagaria. Ad accusarli una serie di pentiti dell'organizzazione criminale. Per gli inquirenti quella loro “faccia anti-mafia” (hanno creato anche una fondazione che organizza eventi anti-camorra) in realtà nascondeva altri interessi: quelli più cupi e nascosti, e sicuramente quelli più infamanti. Ancor di più per chi, come i fratelli Diana, ha perso il proprio padre proprio per mano dei boss sanguinari: Mario Diana, infatti, fu ammazzato nel 1985 perché, da imprenditore, non volle piegarsi ai clan. Ed i figli si costituirono anche parte civile nel processo.

Il lungo processo che li ha visti coinvolti ha gettato non poche ombre sui due fratelli che erano diventati un simbolo per l’agro aversano. I due imprenditori casertani  hanno ricoperto ruoli anche all’interno di Confindustria Caserta e Camera di Commercio. Nonostante le accuse mosse dalla Procura antimafia, ad ogni udienza i germani Diana si sono sempre mostrati composti, lontani da esibizionismi, da esternazioni inopportune anche quando le ricostruzioni della Dda li mettevano al centro dei meccanismi del clan dei Casalesi. Un rapporto atavico, per gli inquirenti, iniziato con Vincenzo Zagaria per poi proseguire con Michele Zagaria. Ad accusarli 7 collaboratori di giustizia.

Ad ogni testimonianza del pentito di turno, loro ascoltavano in silenzio, con attenzione come chi ascolta un narrato di qualcuno che sa di non essere il protagonista. La compostezza è quanto ha caratterizzato i fratelli Nicola e Antonio Diana. Erano in aula, nei loro completi blu, tesi ma fiduciosi , consapevoli e dispiaciuti del clamore mediatico della loro vita diventata pubblica per vicende che li hanno visti legati al clan dei Casalesi. In attesa, quella di chiudere nel bene o nel male un capitolo delle proprie vite. Alle 14 la presidente del collegio della terza sezione, Luciana Crisci, li ha assolti.

Un solo commento "è la fine di un calvario", a corredo della sentenza. Al ritiro del collegio sono stati accolti dall'abbraccio dei familiari, che poco prima in aula in lacrime ripercorrevano l'uccisione del loro congiunto Mario nelle repliche del pm. Anche stavolta hanno preferito la compostezza, nessun clamore e solo una grande voglia di riprendersi la loro vita.

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