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Cronaca Casal di Principe

Imprenditori 'amici' di Zagaria, la difesa prova a smontare il teorema della Dda

Dinanzi alla terza sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere hanno preso la parola gli avvocati Stellato e Saccone

Al via le discussioni dei legali nel processo a carico dei fratelli Antonio e Nicola Diana, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, in particolare alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi.

Dinanzi alla terza sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduta da Luciana Crisci hanno preso la parola gli avvocati Giuseppe stellato e Andrea Saccone nell’interesse dei imprenditori. Si torna in aula nel mese di maggio per le discussioni degli altri legali.

Nella sua requisitoria il sostituto procuratore Fabrizio Vanorio della Dda di Napoli, ha richiesto 7anni e 6 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, in particolare alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi, per i due germani Diana.

Secondo la ricostruzione del magistrato antimafia, i due germani sono stati "espressione imprenditoriale" del capoclan dei Casalesi Michele Zagaria tanto da rientrare nel 'cerchio magico' degli imprenditori vicini a Zagaria che grazie alla loro attività nel riciclo della plastica facevano da cassa di cambio per gli assegni del clan o che in qualche modo fornissero liquidità al boss. I fratelli Diana a cui venne attribuito il titolo di imprenditori anticamorra poiché figli di Mario Diana, vittima innocente della criminalità organizzata, sono coinvolti nell’indagine che attraverso le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, permise di ricostruire l’esistenza di un rapporto operativo tra il mondo dell’imprenditoria e la fazione Zagaria del clan dei Casalesi. Il patto criminale stretto col clan avrebbe consentito agli imprenditori di godere di una protezione e di una tranquillità operativa tali da permettere agli stessi di raggiungere, nell’area territoriale di competenza del clan, una posizione imprenditoriale privilegiata. In cambio, secondo le risultanze investigative, il clan avrebbe ottenuto dai Diana "prestazioni di servizi e utilità", quali il cambio assegni e la consegna sistematica di cospicue somme di denaro, necessarie ad alimentare le casse dell’organizzazione camorristica riconducibile a Michele Zagaria.

 I due imputati nel loro esame hanno negato le accuse che sono state mosse loro dai collaboratori di giustizia come quelle di Francesco Zagaria alias Ciccio e’ Brezza, Attilio Pellegrino, Massimiliano Caterino che li individuavano come ‘partecipi’ negli affari del clan grazie ad investimenti fatti con lo stesso capoclan. I due fratelli Diana si sono definiti dei 'taglieggiati' e per far in modo che il messaggio di pagare venisse ben capito in alcuni degli stabili delle loro aziende ricevettero stese a colpi di pistola negli uffici amministrativi tanto poi da essere dislocati a Caserta o furti di camion di cui tramite una telefonata in azienda i gregari del clan ne rivendicavano la paternità.

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Giuseppe Stellato, Claudio Botti, Carlo De Stavola, Andrea Saccone.

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