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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca San Cipriano d'Aversa

Quattro omicidi di camorra, chiesti 30 anni per l'imprenditore cugino del boss

È quanto richiesto nella sua requisitoria dal Procuratore Generale Daniela Della Pietra nel processo a carico di Giancarlo Iovine

"Dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (Dario De Simone e Antonio Iovine alias o' ninno) perfettamente coincidenti e idonee a supportare una ipotesi di condanna per Giancarlo Iovine per il quale in primo grado era stata emessa sentenza di condanna a 30 anni di reclusione. Pronuncia di cui chiedo la conferma". È quanto richiesto nella sua requisitoria il Procuratore Generale Daniela Della Pietra nel processo a carico di Giancarlo Iovine, imprenditore di San Cipriano d'Aversa cugino di secondo grado del boss dei Casalesi, per il quadruplice omicidio di camorra avvenuto il 22 ottobre 1989 a San Cipriano d'Aversa in cui persero la vita il luogotenente cutoliano Antonio Pagano e tre suoi seguaci Giuseppe Orsi, Giuseppe Gagliardi e Giuseppe Mennillo.

L'imprenditore del clan dei Casalesi in primo grado era stato condannato a 30 anni di carcere per la cosiddetta 'strage dei cutoliani', la rappresaglia disposta del clan dei Casalesi contro i fedelissimi del "Professore". Condanna in primo grado che venne confermata in Appello ma a seguito di ricorso in Cassazione i giudici della Suprema Corte hanno disposto l'annullamento della sentenza di secondo grado con rinvio ad altra sezione della Corte d'assise di Appello partenopea per un nuovo giudizio. Il processo quindi di rinvio dalla Suprema Corte si è riaperto dinanzi ai giudici della Prima Sezione della Corte di Assise d’Appello di Napoli con l’escussione del pentito De Simone sulla partecipazione del disegno criminoso che portò al quadruplice omicidio nonché la conoscenza dell’imputato riguardo alla fase preparatoria ed infine esecutiva dell’efferato delitto.

Altre dichiarazioni chiavi sono state quelle del cugino dell'imputato, Antonio Iovine  alias o'ninno. Hanno discusso anche i legali delle parti civili, gli avvocati Francesco Parente e Francesco Lavanga che si sono associati alle richieste del Polizia giudiziaria. Si torna in aula nel mese di maggio per la discussione del legale dell'imputato, l'avvocato Giovanni Esposito Fariello.

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