Imprenditore registra gli aguzzini prima di suicidarsi: "Abbiamo cacciato 55mila euro"

Il file audio trovato nello smartphone di Giuliani incastra Chianese. Soldi a strozzo per pagare il pizzo: "Hanno minacciato di buttarci nelle vasche"

Il file audio rinvenuto nel cellulare della vittima

Giuseppe Giuliani, l'imprenditore suicidatosi nel luglio del 2018 dopo essere finito in una morsa di usura ed estorsione, prima di farla finita aveva provato ad incastrare i suoi aguzzini, tra cui l'imprenditore Emilio Chianese, 57 anni di Trentola Ducenta. 

Tra le prove raccolte dalla squadra mobile di Napoli c'è anche un file audio registrato con il cellulare dalla vittima durante una conversazione proprio con Chianese. E' la stessa vittima che, parlando dell'appalto per lo smaltimento di alcuni mezzi del Consorzio Unico di Bacino di Napoli e Caserta, dice esplicitamente: "Emilio noi abbiamo cacciato 55mila euro". La vicenda è chiarita dal fratello di Giuliani che con la sua denuncia ha stretto il cerchio sugli esattori del clan Ferrara - Cacciapuoti di Villaricca.

"Presso il consorzio ci chiesero di nuovo dei soldi il Sarracino (Antonio Sarracino alias Mezza Recchia, anche lui arrestato nda) ed il Chianese. Chianese pretendeva la somma di 55mila euro e Sarracino pretendeva 6500 euro. io rimasi stupito anche perché avevamo un accordo. Io dissi che a questo punto non volevo fare più nulla anche perché non avrei saputo dove prendere questi soldi. Loro mi minacciarono di morte, mi dissero che mi avrebbero buttato nelle vasche, che avrebbero fatto venire dei loro amici, che avrebbero ammazzato anche la mia famiglia se io mi fossi rivolto ai carabinieri come avevo prospettato". 

Di fronte alle minacce i due fratelli furono costretti a rivolgersi ad un usuraio, Francesco Maglione alias Din Don, per pagare il pizzo a Chianese e Sarracino. Alla consegna dei soldi c'era anche l'altro indagato, Vincenzo Barberisi, ex appuntato dei carabinieri oggi in pensione, che faceva mansioni di segretario segnando tutto su un libro mastro. I soldi vennero presi, con un interesse da 5mila euro al mese fino al pagamento del debito da circa 60mila euro in un'unica soluzione. 

"La consegna dei soldi avvenne nell'albergo di Emilio Chianese di sabato pomeriggio subito dopo pranzo, noi portammo tutti i soldi tutti in contanti. Io - prosegue - gli chiesi se potevo ritirare i camion (del Consorzio nda) e lui mi disse che dovevo aspettare solo due tre giorni e poi avrei potuto ritirarli". 

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