L'imprenditore pentito accusa la sua rete di prestanome

Ciccio 'e Brezza sarà sentito al processo a carico di 7 persone accusate di riciclaggio, estorsione e ricettazione. Alla sbarra anche la moglie del boss

Francesco Zagaria ha iniziato a collaborare con la giustizia

Francesco Zagaria, alias Ciccio 'e Brezza, sarà sentito in aula nel processo a quelli che sono considerati i suoi prestanome. E' quanto ha annunciato stamattina il pm della Dda Maurizio Giordano che vuole sentire l'imprenditore, vicino al boss dei Casalesi Michele Zagaria, ritenuto il referente del clan nella zona tra Capua, Grazzanise e Santa Maria la Fossa.

E' quanto accaduto oggi dinanzi al gup del tribunale di Napoli nel processo con rito abbreviato a carico di sette persone accusate, a vario titolo, di estorsione, ricettazione e riciclaggio, con l'aggravante dell'essere stati commessi per favorire il clan dei Casalesi. Alla sbarra ci sono Giuseppe Garofalo, 52 anni di Casapesenna, e Salvatore Buonpane, 28 anni di San Prisco, accusati di estorsione; Paolo Gravante, 52 anni di Grazzanise, Giovanni Fulco di 28 anni, e Salvatore Carlino, di 50 anni, indagati per riciclaggio; Carolina Palazzo, moglie del ras di Grazzanise Antonio Mezzero, per ricettazione e Domenico Farina, 45 anni di San Prisco, accusato di riciclaggio. Il processo riprenderà alla metà di novembre. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Paolo Caterino, Alberto Martucci, Angelo Raucci, Paolo Raimondo e Giuseppe Tessitore.

L'inchiesta per la quale gli imputati sono a processo riguarda proprio il ruolo di Francesco Zagaria (unico ad aver scelto il rito ordinario), originario di Casapesenna e trapiantato a Capua, e la sua posizione di "favorito" del boss Michele Zagaria. Nei mesi scorsi, dopo il suo coinvolgimento nell'indagine per l'omicidio di Sebastiano Caterino, Ciccio 'e Brezza ha iniziato il suo percorso di collaborazione con la giustizia. 

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