Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Il giudice arrestato si difende dalle accuse: "Non sapevo di fascicoli privilegiati"

Anche i due legali finiti in carcere respingono le contestazioni dinanzi al gip

"Non abbiamo pilotato alcuna sentenza. La nostra iscrizione a ruolo era lecita e cronologica. I ruoli non erano iscritti solo col giudice Umberto Della Rocca ma anche con altri giudici. Non abbiamo mai dato soldi né al cancelliere Domenico Bosco né al giudice Umberto Della Rocca". Sono state queste le posizioni dei legali Armando Schiavone e Francesco Serao, assistiti dall'avvocato Pasquale Diana, in sede di interrogatorio da remoto (mediante piattaforma telematica) tenutosi presso la casa circondariale Francesco Uccella in cui sono ristretti. I due hanno chiarito le loro posizioni processuali dinanzi al giudice delle indagini preliminari Rosalba Liso del Tribunale di Roma in merito al reato di corruzione in atti giudiziari contestato loro.

I legali detenuti hanno chiarito la loro estraneità all'accordo corruttivo che li vedeva protagonisti insieme al cancelliere Domenico Bosco, il giudice di pace Umberto Della Rocca, il legale Vincenzo Bortone ed altri tre avvocati( O. C, N. M., F. V.) che risultano essere indagati a piede libero. Schiavone e Serao hanno negato qualsivoglia addebito contestato dagli inquirenti capitolini ribadendo con forza quanto il loro operato fosse svolto nella più completa liceità.

Il giudice di pace Umberto Della Rocca, assistito dall'avvocato Alberto Martucci, ha chiarito anch'egli in sede di interrogatorio, la sua estraneità ai fatti contestati spiegando che non fosse a conoscenza dell'assegnazione dei fascicoli privilegiati né del meccanismo fittizio instaurato tra gli avvocati ed il cancelliere dove veniva contestata la fittizietà delle cause. Il giudice di pace infatti ha ammesso che non poteva essere a conoscenza se le procure fossero autentiche o meno nel momento in cui giungevano alla sua attenzione formulando poi un'ipotesi sul contenuto stesso del fascicolo scevro di elementi essenziali sui quali potesse formarsi un corretto giudizio.

Della Rocca ha spiegato al gip Liso che non sono stati rinvenuti dagli investigatori documenti a supporto dell'atto di citazione poiché i legali dopo l'esito del procedimento avevano già ritirato le proprie produzioni ossia il fascicolo di parte. Ecco spiegato il perché nel fascicolo d'ufficio c'era solo l'atto introduttivo e la sentenza. Altresì Della Rocca ha negato di aver percepito dai legali favoriti il 10% delle somme liquidate ed addebitate alla parte soccombente ossia l'Agenzia delle Entrate quale prezzo della propria corruzione. La negazione dell'ipotesi corruttiva è stato il liemotiv degli interrogatori resi dal giudice e dai legali detenuti al gip capitolino. Eppure le contestazioni trassero origine dalle dichiarazioni rese presso il nucleo operativo e radiomobile della compagnia carabinieri sessana nell'ottobre 2018 da un giudice di pace 'gola profonda' che presso l'ufficio sessano prestava all'epoca dei fatti, il proprio servizio.

Rappresentó le anomalie che aveva verificato nel proprio ufficio indicando nel collega Della Rocca oltre che di un altro collega i responsabili di condotte illecite poste in essere nel loro ruolo di giudice presso l'ufficio sessano volte alla cancellazione delle cause dal ruolo o all'iscrizione di cause civili in modo fittizio senza alcuna procura ad litem al solo fine di consentire al giudice di pace il ristoro sulle spese per la parte soccombente. Ristoro che per il giudice Della Rocca equivaleva al 10% delle somme liquidate e per il cancelliere Domenico Bosco 50 euro per il privilegio nell'assegnazione dei fascicoli.

Furono le dichiarazioni rese nel mese di giugno 2019 dal cancelliere infedele ad avvalorare quelle del giudice di pace gola profonda oltre che disvelare le modalità di attribuzione degli affari e la trattazione dei procedimenti presso l'ufficio del giudice di pace sessano. Tant'è che lo stesso Bosco riferiva agli inquirenti di essere stato corrotto dagli avvocati Schiavone, Serao e Bortone nonché dai tre legali indagati a piede libero al fine di ottenere l'iscrizione delle loro cause nel ruolo di Della Rocca mediante regalia del costo di 50 euro per ogni causa assegnata in violazione delle regole di attribuzione degli affari all'ufficio del giudice di pace sessano. Un accordo corruttivo tra i soggetti indagati il cui ruolo (giudice, avvocato, cancelliere) seppur diverso era comunque finalizzato al conseguimento del 'buon affare' per i partecipanti.

Domani chiariranno la propria posizione presso il Tribunale capitolino dinanzi al GIP Rosalba Liso, Domenico Bosco assistito dall'avvocato Gianluca Di Matteo e Vincenzo Bordone difeso dall'avvocato Paolo Caterino.

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