Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Giudice rientrato da isolamento, rinviato processo ai familiari del boss

Salta il processo a carico di 18 persone tra cui la moglie, la figlia ed il genero di Della Ventura

Il giudice è appena rientrato in tribunale dopo un periodo in isolamento domiciliare. Questo il motivo per cui è stato rinviata l'udienza preliminare a carico di 18 persone coinvolte nell'inchiesta sulle nuove leve del gruppo Della Ventura a Caserta.

Dovranno presentarsi dinanzi al gup di Napoli, nell'udienza fissata tra una ventina di giorni, Concetta Buonocore, 58 anni di Caserta moglie del boss Antonio Della Ventura, referente nel Capoluogo del clan Belforte; Vincenzo Carbone, 47 anni di Caserta; Maximiliano Carponi, 38 anni di Caserta; Paolo Cinotti, 35 anni di Caserta; Pietro Cioffi, 54 anni di Caserta; Ferruccio Coppola, 32 anni di Caserta; Consiglia D’Angelo, 46 anni di Caserta; Alfonso D’Itri, 50 anni di Caserta; Maddalena Della Ventura, 33 anni di Caserta, figlia del boss; Umberto Giglio, 36 anni di Caserta; Pasquale Maio, 24 anni di Caserta; Michele Maravita, 33 anni di Caserta genero del boss e marito di Maddalena Della Ventura; Giuseppe Orefice, 43 anni di Acerra; Virginia Scalino, 37 anni di Caserta; Felice Tunisino, 43 anni di Caserta; Agostino Vergone, 31 anni di Caserta; Antonio Vergone, 30 anni di Caserta; Clemente Vergone, 40 anni di Caserta.

Le indagini dei carabinieri hanno dimostrato, secondo la Dda, che Concetta Buonocore, moglie del boss Antonio Della Ventura, riusciva a comandare ed a gestire le attività criminali anche durante lo stato di detenzione. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso (clan Belforte) e traffico di sostanze stupefacenti. Il genero della donna, Michele Maravita, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avvalendosi del potere intimidatorio derivante dall’appartenenza al clan, avrebbe gestito il traffico di sostanze stupefacenti nel Capoluogo. La Buonocore, nonostante il suo stato detentivo, era costantemente messa a conoscenza della situazione esterna da congiunti e collaboratori, e manteneva pertanto un costante controllo delle attività illecite del gruppo criminale, organizzando addirittura “regolamenti” di conti nei confronti di soggetti che avevano mancato di rispetto al genero Michele. Va sottolineato che, al tribunale del Riesame, l'accusa di associazione camorristica è caduto per diversi indagati.

Michele Maravita, per conto della suocera, avrebbe assunto la direzione degli affari di famiglia gestendo le attività commerciali (una sala scommesse a Casagiove, un parcheggio e un negozio di animali a Maddaloni), dirigendo le attività illecite (stupefacenti, usura, estorsioni e riciclaggio) e provvedendo al sostentamento dei propri collaboratori e dei detenuti. Di fatto il punto di riferimento per gli altri appartenenti e affiliati al clan su Caserta, Maddaloni e comuni limitrofi. Agostino Vergone era il braccio destro di Michele Maravita e si occupava principalmente della conduzione delle piazze di spaccio fornendo (e talvolta imponendo) le sostanze stupefacenti ai vari pusher. Le piazze di spaccio di Maravita erano materialmente gestite da Vergone, che si avvaleva dei pusher Ferruccio Coppola, Umberto Giglio e Paolo Cinotti. Lo stupefacente (cocaina, hashish e marijuana) arrivava da diverse zone del napoletano con Giuseppe Orefice che si occupava dell’intermediazione, in particolar modo per l’hashish. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Nello Sgambato, Antonio Abet, Michele Di Fraia, Mario Mangazzo, Massimiliano Di Fuccia, Giuseppe Stellato, Marco Alois.

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