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Cronaca Pignataro Maggiore

Il boss ordina la 'cacciata' del giornalista: Saviano testimone in tribunale

Lo scrittore racconta ai giudici la vicenda di Vincenzo Palmesano: "Non ha più lavorato. Ora è un insegnante"

Roberto Saviano in tribunale a Santa Maria Capua Vetere come testimone nella causa per la quantificazione del danno in favore di Enzo Palmesano, il giornalista 'cacciato' dal proprio giornale su pressione del boss Vincenzo Lubrano (deceduto).

Saviano, che in più occasioni si è occupato della vicenda, è stato chiamato quale testimone dal legale che assiste Palmesano, l'avvocato Salvatore Piccolo. "E' stato vittima del reato e dell'ostracismo da parte della stampa - ha detto Saviano - Non è riuscito più a trovare lavoro ed oggi è un insegnante precario in Piemonte". 

Palmesano, secondo quanto ricostruito, nel 2003 era corrispondente di quello che era il "Corriere di Caserta". In un'intercettazione si sente il boss Vincenzo Lubrano - che era ai domiciliari - dire al marito della nipote, F.C. (condannato per violenza privata aggravata dal metodo mafioso) a recarsi presso quel giornale e dire che "quel giornalista non doveva più scrivere". Per essere convincente il boss Lubrano evocò la figura di Giancarlo Siani. 

Il messaggio venne portato al giornale e per Palmesano fu la fine della collaborazione. La vicenda venne alla ribalta negli anni successivi, nel corso dell'operazione "Caleno" sulla camorra nella zona di Pignataro Maggiore. Nel 2014 il collegio presieduto dal giudice Francica del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha condannato il nipote acquisito di Lubrano condannandolo anche ad un risarcimento del danno in favore di Lubrano. Danno per la cui quantificazione è in corso la causa civile celebrata oggi. 

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