Rubano dati personali e li rivendono ai call center: il Riesame revoca le misure

Nell'inchiesta Data Room coinvolto anche un 40enne di Santa Maria Capua Vetere

Il Riesame di Roma revoca tutte le misure cautelari emesse nell'ambito dell'inchiesta della polizia postale sui furti di dati da parte di dipendenti della Tim, che ha visto coinvolto anche il 40enne di Santa Maria Capua Vetere Raimondo Ordano, per il quale il gip ha revocato la misura accogliendo l'istanza dell'avvocato Giovanni Piazza.

Tornano completamente liberi Alfonso Vicario, Eduardo Salvatore Brancale, Achille Grimaldi, Francesco Liguoro, Salvatore Farina, Nicola Napolitano. Revocata dal gip la misura applicata a Paolo Pastore. Accolte, dunque, le istanze degli avvocati Paolo Sperlongano, Isabella Casapulla, Mimmo De Donato, Giuseppe Guida e Celestino Gentile. 

Sollevata anche la questione di competenza territoriale. I reati sarebbero stati commessi tutti nella zona del napoletano e quindi è stato chiesto il trasferimento degli atti. Tutto nasce a febbraio da una denuncia di Telecom Italia, nella quale si segnalavano vari accessi abusivi ai sistemi informatici gestiti da Tim, riscontrate quantomeno a partire dal gennaio 2019. Gli accessi abusivi avvenivano tramite account o virtual desktop in uso ai dipendenti di gestori di servizi di telefonia e di società partner per l’accesso ai database, chiavi spesso carpite in modo fraudolento, direttamente gestiti dalla stessa società denunciante, in ragione della concessione delle attività di manutenzione della infrastruttura telefonica nazionale.

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Le informazioni estratte dal database, divenivano quindi oggetto di un illecito mercimonio, in quanto particolarmente appetibili per le società di vendita di contratti da remoto che cercano per l’appunto di intercettare la clientela più “vulnerabile”, a causa di problemi o disservizi, per proporre quindi il cambio del proprio operatore telefonico. Il complesso “sistema” vedeva da un lato una serie di tecnici infedeli in grado di procacciare i dati, dall’altro una vera e propria rete commerciale che ruotava attorno alla figura di un imprenditore campano, acquirente della preziosa “merce” ed a sua volta in grado di estrarre “in proprio”, anche con l’utilizzo di software di automazione, grosse quantità di informazioni, in virtù di credenziali illecitamente carpite a dipendenti ignari. La “merce” veniva poi piazzata sul mercato dei call center, 13 sono quelli già individuati, tutti in area campana, ed oggetto di altrettante attività di perquisizione. 

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