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Gli arresti eseguiti dai carabinieri

Gli arresti eseguiti dai carabinieri

Scacco alla banda dei furti d'auto: 6 arresti

Gli specialisti utilizzavano oltre ai tradizionali arnesi da scasso anche uno "spinotto" per bypassare decodificare le chiavi

Scacco alla banda dei furti di auto. I carabinieri della compagnia di Capua hanno tratto in arresto 6 persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di una serie di raid. 

Ad essere colpiti dall'ordinanza restrittiva Luca Iodice, napoletano di 24 anni (in carcere); arresti domiciliari per Raffaele De Rosa, 29enne di Napoli; Luigi Esposito, detto 'o chiatt, 24enne di Mugnano di Napoli; Domenico Quindici, 24enne di Napoli. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Carmine Acampa, 23enne di Napoli, e Giovanni Rullo, 22enne di Napoli.

L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, costituisce l'epilogo di un'attività investigativa dei carabinieri di Vairano Scalo, svolta tra febbraio e settembre del 2018. Tutto comincia con il furto di un'auto nei pressi della stazione ferroviaria di Vairano-Caianello ed ha poi riguardato diversi episodi di furti di veicoli commessi dalla banda, almeno 8 quelli riusciti e tre i tentati. I raid sono avvenuti nelle province di Caserta, Napoli e Latina. 

Secondo quanto accertato dagli investigatori la banda si spostava tra le province utilizzando l'auto di Luca Iodice e, dopo aver localizzato i veicoli, tutti di nuova immatricolazione e pertanto di rilevante valore, mettevano a segno il colpo. Dalle indagini, svolte mediante appostamenti e pedinamenti ma anche attraverso la costante attività di intercettazione, è emerso come l'organizzazione criminale per implementare la propria operatività aveva acquistato lo spinotto, dal valore di circa 600 euro, in modo da decodificare le chiavi delle auto prese di mira e permetterne l'accensione in maniera agevole. Unico impedimento per la banda erano i dispositivi blocca sterzo.

Inoltre era stata predisposta una sorta di cassa comune per far fronte alle spese per il reclutamento di nuovi elementi, da retribuire, per condurre le vetture rubate presso i ricettatori, in attesa di effettuare eventuali richieste di cavallo di ritorno. Le auto rubate venivano quindi portate a Secondigliano o Casoria dove venivano sottoposte alla "bonifica", cioè alla rimozione di eventuali dispositivi satellitari.

Per gli investigatori la banda era ben organizzata con i colpi che venivano programmati. Il piano d'azione era addirittura di rubare 5 auto al giorno dal lunedì al giovedì; lasciandosi il venerdì per la consegna ai ricettatori. Sabato e domenica liberi. 

Ugualmente ripartiti tra i componenti anche gli utili, circa 250 euro per ogni vettura rubata, mentre ai partecipi occasionali veniva data una "mazzetta" da 50 euro per ogni auto. Complessivamente il bottino delle auto rubate si aggira intorno ai 100mila euro. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno rinvenuto e restituito ai proprietari 5 veicoli oggetto di furto.

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