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Finanziere licenziato per accusa di truffa, ma il giudice lo assolve

Per la Procura aveva abusato dei permessi per accudire la mamma

Un'accusa di truffa aggravata, seguita da sospensione e licenziamento dal lavoro, prima di arrivare all'assoluzione. Sono questi gli elementi del 'calvario giudiziario' durato circa 4 anni, a cui è stato sottoposto un appuntato scelto della Guardia di Finanza, in servizio a Napoli, accusato di truffa aggravata dal grado, perché ritenuto facesse uso indebito dei benefici concessi dalla legge 104/1992 per assistere la madre affetta da patologie neurodegenerative e residente a Santa Maria Capua Vetere.

Finito sotto processo innanzi alla Seconda Sezione del Tribunale Militare di Napoli con una richiesta di condanna a 4 mesi di reclusione militare formulata dal pm Alba Francesca Zoppoli. Secondo l'ipotesi accusatoria l'appuntato scelto il 20 febbraio del 2018 avrebbe presentato un'istanza di fruizione di licenza straordinaria finalizzata ad assistere per ventiquattro giorni (dal 6 al 29  marzo) la madre portatrice di handicap in base alla legge 104 del 1992 facendo credere falsamente al comando di appartenenza che le avrebbe prestato assistenza anche nel periodo dal 12 al 28 marzo in cui in realtà se ne disinteressava salvo nei giorni 14, 21 e 23 marzo peraltro con visite di durata inferiore ai 30 minuti, inducendo lo stesso gruppo militare a corrispondergli lo stipendio anche per quest'ultimo periodo per il quale non avrebbe dovuto esser remunerato con conseguente ingiusto profitto per sé ed arrecando un danno all'amministrazione militare quantificabile in 3.512,32 euro.

Così agendo, per la pubblica accusa, avrebbe commesso il reato di truffa aggravata dal possesso del grado. A sostegno dell'errore indotto al comando di appartenenza dell'appunto scelto in ordine all'effettiva prestazione di tale assistenza particolare, vengono disposti dei servizi di appostamento sotto la residenza a Santa Maria Capua Vetere dell'anziana donna disabile dove si riscontra che l'appuntato scelto si rechi solo tre giorni e per meno di 30 minuti attestando l'ingiusto profitto corrispondente agli emolumenti stipendiali indebitamente corrisposti dall'amministrazione militare per le giornate di permesso fruite.

Nelle more del processo P. T. viene trasferito ad altro ufficio, sospeso col rinvio a giudizio e dopo l'udienza preliminare licenziato. Il suo legale di fiducia, l'avvocato Antonio Maria La Scala ha smantellato l'impianto accusatorio evidenziando come nel corso del dibattimento non vi fossero prove schiaccianti di colpevolezza in merito al reato ascrittogli sottolineando invece una dedizione costante ed utile dell'appuntato a cura della madre nel periodo in contestazione portando così la Seconda Sezione del Tribunale Militare di Napoli presieduta dal giudice Fabio Dente alla pronuncia assolutoria 'perché il fatto non sussiste'. Una sentenza  a cui non è stato proposto appello da parte della Procura Militare ma che non ha ancora reso possibile il reintegro in servizio del finanziere licenziato prima ancora che venisse espletato nei suoi confronti l'iter processuale. Una ingiustizia avverso la quale l'avvocato Antonio Maria La Scala ha presentato ricorso al Tar.

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