Festeggiamenti in cella e fuochi d'artificio dopo il blitz al carcere

I sindacati scrivono a Conte e proclamano lo stato d'agitazione. Il pg Riello chiede chiarimenti a Procura e carabinieri

Le proteste al carcere

Addirittura sarebbero stati fatti esplodere fuochi d'artificio all'esterno del carcere di Santa Maria Capua Vetere dove ieri la Procura ha notificato 57 decreti di perquisizione ad altrettanti agenti della polizia penitenziaria per i presunti pestaggi ai danni dei reclusi avvenuti all'interno della casa circondariale dopo una perquisizione lo scorso 6 aprile. 

Festeggiamenti in cella

Lo riferisce l'Ansa che parla dei festeggiamenti sia in cella, da parte dei detenuti, sia fuori da parte dei loro familiari. Gesti, questi, che hanno fatto crescere il senso di abbandono dello Stato nei poliziotti penitenziari. Le ipotesi di reato, tra cui figurano anche la tortura e l'abuso di potere, stanno facendo aumentare il senso di abbandono dello Stato che nutrono ormai i poliziotti penitenziari che ormai si sentono "vittime": non riescono neppure a digerire le modalità "spettacolari" adottate per notificare i decreti, con gli agenti fermati dai carabinieri fuori al carcere per essere identificati, anche di fronte ai familiari dei detenuti. 

I sindacati scrivono a Conte

Intanto le sigle sindacali hanno inviato una nota al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e a tutte le
Autorità politiche ed amministrative, comunicando lo stato di agitazione. "Le organizzazioni sindacali - si legge nella nota unitaria - ritengono che ieri si sia consumata una scena vergognosa, lesiva dei diritti umani e della dignità di un intero Corpo di Polizia, laddove alla presenza di esponenti della Magistratura, alcune unità dei Carabinieri hanno proceduto all'identificazione e alla notifica di atti giudiziari, previa esibizione del documento di identità, al personale di Polizia Penitenziaria che, in divisa, faceva ingresso in Istituto. Il tutto - continuano i sindacati - accadeva nel piazzale antistante l'ingresso dell'istituto, in violazione del diritto alla riservatezza e alla privacy in maniera inspiegabilmente plateale in presenza dei familiari dei detenuti da ammettere ai colloqui". 

La protesta

Le segreterie regionali della maggioranza delle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria "hanno costituito una larga intesa per porre in essere azioni di protesta, necessarie per consentire alla Polizia Penitenziaria di svolgere i compiti affidati dall'ordinamento giuridico con efficienza ed efficacia senza essere esposti al quotidiano rischio di aggressioni e rivolte e, per di più, costretta a subire passivamente anche eventuali risvolti penali solo per aver espletato il proprio dovere nel fronteggiare situazioni di estrema criticità ed evitando così il collasso del sistema. Nel quadro sopra delineato - concludono i sindacati - ed in segno di solidarietà al personale di Polizia Penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere, queste Organizzazioni Sindacali proclamano lo stato di agitazione e l'astensione dalla Mensa Ordinaria di Servizio in tutta la regione Campania a decorrere dalla data odierna, a tempo indeterminato, nelle more della definizione di ulteriori eventuali forme di protesta, in assenza di segnali da parte dei vertici amministrativi e nei prossimi giorni, congiuntamente saremo presenti, senza bandiere di appartenenza sindacale, ma con il tricolore, con un sit-in di protesta pacifica davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere in segno di solidarietà e vicinanza a tutto il personale ivi in servizio".

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La nota della Procura Generale

Nella serata dell'11 giugno, infine, è arrivata anche una nota del procuratore generale di Napoli Luigi Riello, capo della polizia giudiziaria del distretto (in cui rientra anche Santa Maria Capua Vetere). Dopo l'operazione è stata chiesta una "dettagliata e sollecita relazione al Procuratore della Repubblica" per accertare la "correttezza del modus procedendi". 

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