Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Mondragone

Ex ras dei La Torre condannato per stalking

Si era invaghito di una donna ed aveva iniziato a pedinarla e minacciarla

Cinque anni e tre mesi di reclusione per stalking aggravato. È stata questa la pronuncia del giudice monocratico Patrizia Iorio del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti dell'ex ras del clan La Torre di Mondragone Angelo Gagliardi attualmente detenuto presso la casa circondariale di Secondigliano.

Gagliardi, 67enne mondragonese - ex elemento di spicco del clan La Torre che annovera tra i suoi trascorsi criminali omicidi, rapine furti, stragi, vilipendio e soppressione di cadavedere, associazione a delinquere - era stato tratto in arresto il 16 gennaio 2020 dai carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone per stalking aggravato ai danni di una donna mondragonese con la quale nell'estate del 2019 aveva instaurato una relazione sentimentale. 

Emerse che Gagliardi, difeso dall'avvocato Carlo De Stavola, avesse dapprima cercato di 'fidelizzare' la vittima mostrando di avere a cuore la sua precaria situazione economica e personale asserendo di essersi innamorato di lei per poi iniziare a vessarla, minacciandola, pedinandola anche grazie all'aiuto di due complici (una coppia mondragonese pure rinviati a giudizio), aggredendola brutalmente a 'scopo punitivo' in più occasioni. Manifestava un atteggiamento possessivo e una morbosa gelosia nei confronti della sua ex compagna. Condotte persecutorie che si riversavano anche nei confronti della figlia della donna.

Era ossessionato dall'idea che potesse tradirlo pretendendo che la donna lo assecondasse in ogni sua richiesta e non tollerandone i tentativi di ribellione o di allontanamento faceva leva sul timore suscitato a causa dei suoi trascorsi criminali. Angelo Gagliardi, alias Mangianastri, poco prima dell'incontro con la vittima era stato scarcerato per fine pena nel 2018 dopo 30 anni di reclusione, alcuni dei quali scontati in regime di 41 bis.

L'impianto accusatorio reso 'granitico' dagli elementi raccolti dai carabinieri a riscontro di quanto denunciato dalla vittima e da sua figlia, costituitesi parte civile con gli avvocati Lucia Tommasini, Gianluca Giordano ed Andrea Balletta, aveva portato alla richiesta di 9 anni di reclusione da parte del pubblico ministero Armando Bosso. Oltre alla condanna il giudice ha disposto un risarcimento nei confronti delle vittime con una provvisionale di 8mila euro.

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