Ex dipendente chiede soldi e viene gambizzato, condanna "soft" per titolare lido

Il giudice lo ha assolto dall'accusa di estorsione aggravata dall'odio razziale. Il pm aveva chiesto 10 anni

Quattro anni e 6 mesi per L. P., 38 enne titolare di uno stabilimento balneare del litorale domizio, accusato di aver gambizzato un suo ex dipendente di nazionalità araba per fargli ritirare una vertenza di lavoro. Il giudice Coppola del tribunale di Napoli Nord ha assolto l'imprenditore, difeso dagli avvocati Nando Letizia e Mirella Baldascino, dall'accusa di estorsione aggravata dal fine discriminatorio e dall'odio razziale condannandolo solo per le lesioni.

L. P. era stato tratto in arresto lo scorso marzo per aver esploso due colpi di arma da fuoco all'indirizzo del suo ex dipendente magherebino ritrovato poi dai carabinieri della compagnia di Giugliano in Campania nei pressi dello stabilimento balneare dove la precedente estate prestava i suoi servigi lavorativi. L'ex dipendente venne ritrovato dai militari in un terreno incolto adiacente al complesso balneare dolorante e con vistose e sanguinolente ferite d'arma da fuoco alla gamba sinistra. Soccorso d'urgenza spiegò ai militari che il suo aggressore era il suo precedente titolare e che l'astio era nato a seguito di una vertenza presentata per la mancata corresponsione delle spettanze per il lavoro, circa 15mila euro.

A dire della vittima, L. P. si era recato presso la sua abitazione e dopo avergli sputato addosso lo avrebbe colpito alla gamba con due colpi di pistola, calibro 7,65, scappando via a bordo di una Vespa. Escussa la vittima a seguito di una minuziosa ricostruzione dei fatti i carabinieri arrestarono L. P. traducendolo presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. La difesa però ha evidenziato in sede dibattimentale che la ricostruzione fattuale era ben diversa.

L'ex dipendente aveva tenuto un atteggiamento poco consono nei confronti delle clienti di sesso femminile che sommate alle continue inadempienze portarono il gestore del lido a licenziarlo. Da lì le minacce e vessazioni nei riguardi dell'ex titolare e della sua famiglia tanto da indurlo a procurarsi un'arma per timore di ripercussioni. La vertenza poi instaurata su un presunto avanzo era già stata saldata da L. P., circostanza che fece desistere la 'vittima' dal proseguire con la vertenza.

Quando L. P. si presentò a casa del dipendente per l'ultimo chiarimento ne nacque una colluttazione data dal fatto che il dipendente era munito di coltello così L. P. esplose, ad occhi chiusi mirando verso il basso dei colpi di arma da fuoco, ben quattro colpi di cui due attinsero il magrebino ad una gamba e preso dal panico fuggì a bordo della Vespa. Una ricostruzione dei fatti convincente per i togati aversani. Il pubblico ministero aveva invocato una pena di 10 anni di reclusione.

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