Cronaca

Evasione milionaria, assolti 2 imprenditori finiti sotto la scure dell'Agenzia delle Entrate

Il magistrato della Procura aveva chiesto due anni di carcere

Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, emissione di fatture 'di comodo', elementi passivi fittizi per circa 1 milione e 400 mila euro più Iva pari a circa 300 mila euro. Il tutto congegnato al fine di evadere l'imposta sui redditi e sul valore aggiunto per gli anni di imposta dal 2012 al 2015.

E’ questa la vicenda giudiziaria che ha come protagonisti due imprenditori nel ramo del cablaggio industriale di San Nicola La Strada, Francesco C. e di Grazzanise, Pasquale C., finiti sotto processo a seguito di una indagine della Guardia di Finanza di Capua e dell'Agenzia delle Entrate per omesse dichiarazioni dei redditi su uno dei due imprenditori che disvelò secondo quanto ricostruito dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere un sistema di dichiarazioni fraudolente mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti e l'emissione di fatture di comodo per un ammontare circa di 1 milione e 400 mila euro più Iva pari a circa 300 mila euro. Somme ingenti evase per gli inquirenti.

Tra i due imprenditori del settore del cablaggio industriale esisteva un accordo volto all'evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto mediante la creazione di documentazione fittizia ed inesistente.

L'impianto accusatorio della Procura di Santa Maria Capua Vetere posto a carico di Francesco C. difeso dall'avvocato Enzo Spina e Pasquale C. difeso dall'avvocato Paolo Raimondo si è sgretolato a seguito delle argomentazioni dei legali che hanno dimostrato che tali fatture emesse erano reali, che non c'era una Partita IVA astratta, che era sussistente un rapporto lavorativo nella natura del subappalto tra i due imprenditori tali da giustificare elevati importi e le corrispondenti prestazioni di servizi e che la presunzione delle fiamme gialle capuane nonché dell'Agenzia delle Entrate era infondata. Argomentazioni che hanno portato il giudice monocratico Rosetta Stravino del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ad assolvere perché il fatto non sussiste i due imprenditori  per i reati contestati loro a fronte di una richiesta di condanna  pari a due anni di reclusione.

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