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Cronaca Santa Maria Capua Vetere

La vittima delle estorsioni smentisce i pentiti e nega tutto: "Mai pagato il pizzo ai Casalesi"

L'imprenditore Cicala fornisce una versione diversa rispetto alla ricostruzione della Dda

La vittima delle presunte estorsioni smentisce i pentiti e nega tutto: "mai sentito parlare di estorsioni, non ho mai dato soldi a nessuno". Sono le dichiarazioni rese dal presunto imprenditore taglieggiato Alfredo Cicala, ex sindaco di Melito, nel corso dell'udienza celebrata dinanzi alla Prima Sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere in composizione collegiale presieduta dal giudice Sergio Enea nel processo per le estorsioni in nome e per conto del clan dei Casalesi ai danni della ditta Pumaver Srl, attiva nella manutenzione del verde cittadino a Santa Maria Capua Vetere.

Sotto processo sono finiti Massimo Vitolo, Antonio Monaco, Gianfranco Di Rienzo, Romeo Aversano Stabile, Mario Tiglio poiché secondo la ricostruzione del Sostituto Procuratore della Dda Giorgia Da Ponte con minaccia costituita nel fare valere la forza intimidatoria del clan dei Casalesi - fazione Schiavone - avrebbero estorto all'imprenditore Alfredo Cicala e conseguentemente alla Pumaver srl svariate somme di denaro procurandosi così un ingiusto profitto. Attraverso i proventi estorsivi il clan si sarebbe creato una provvista per il pagamento degli stipendi agli affiliati e ai loro familiari assicurando così la sopravvivenza alla stessa organizzazione camorristica. Le condotte estorsive sarebbero state compiute nel 2004 e di tale condotte ne riferirono i due collaboratori di giustizia Massimo Vitolo e Antonio Monaco rispettivamente nel dicembre 2015 e nel febbraio 2016. Condotte accertate poi dall'attività investigativa della Squadra Mobile della Questura di Caserta. Alla Pumaver Srl, che all'epoca dei fatti vinse una gara d'appalto con il comune di Santa Maria Capua Vetere, dal 2004 al 2009 sarebbero state chieste tangenti fisse in occasione delle festività (Natale,Pasqua,Ferragosto) per un importo di 4000 euro cadauna.

La presunta vittima Alfredo Cicala ha dato, però, una diversa versione dei fatti ricostruiti dalla Dda partenopea."Non sono mai stato avvicinato da nessuno. Non ho mai sentito parlare di estorsioni né di criminalità organizzata. I miei cugini (titolari della Pumaver nda) non hanno mai ricevuto richieste di denaro - ha dichiarato al collegio Cicala aggiungendo - non conosco Antonio Monaco né Mario Tiglio né Massimo Vitolo". Cicala ha poi spiegato il suo ruolo nella Pumaver Srl nella quale venne regolarmente assunto dai cugini nel 2010 e di che ruolo svolgesse nel 2004 epoca dei fatti contestati. "I miei cugini nel 2004 vinsero in Ati un appalto per la manutenzione del verde pubblico a Santa Maria Capua Vetere e così mi chiedevano consigli perché io sono un agricoltore e per loro quella materia era nuova. Davo loro dei consigli mettendo a disposizione la mia esperienza. Ho conosciuto Gianfranco Di Rienzo poiché era il responsabile del comune di Santa Maria Capua Vetere per il verde pubblico ed il nostro rapporto era di lavoro. Non gli ho mai dato dei soldi".

In merito al colloquio intercorso con Romeo Aversano Stabile e riferito da Massimo Vitolo secondo cui Cicala avrebbe ammesso di versare tangenti al clan dei Casalesi e di sospendere il pagamento a causa del suo arresto e di riprendere tali pagamenti una volta fuori dal carcere l'imprenditore di Melito ha ammesso "Non ricordo di aver parlato con Romeo Aversano Stabile in carcere. Escludo che ci sia stato questo colloquio. Quando sono stato detenuto (dal 2004 al 2009 ininterrottamente) il tempo l'ho trascorso o in isolamento o negli opg e non volevo parlare con nessuno".

Si torna in aula a metà del mese di dicembre per l'escussione di Gaetano Marrone titolare della Pumaver Srl. Nella difesa sono impegnati gli avvocati Giuseppe De Lucia, Mauro Iodice, Carlo De Stavola, Rocco Trombetti, Paolo Di Furia, Domenico Esposito, Patrizia Sebastianelli.

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